(Teleborsa) - Onda blu, tsunami blu o piuttosto "risacca rossa"? Per
Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte, le elezioni di metà mandato statunitensi sono state soprattutto un esame per Donald Trump, nel quale
il presidente "non è stato rimandato, ma bocciato".
Il voto con il portafoglioSecondo l'analisi, Trump aveva costruito la campagna su due pilastri,
America First e Affordability, e su entrambi ha mancato l'obiettivo. L'attivismo in politica estera, dall'Iran al Venezuela fino a Groenlandia e Canada, si è ritorto contro l'economia americana. Il tentativo di attribuire all'Ucraina il caro diesel non ha funzionato: gli elettori hanno collegato i prezzi alla pompa al petrolio e allo Stretto di Hormuz.
Sul costo della vita il bilancio è ancora più netto. Principe ricorda che si è arrivati a coniare il termine "
Trump-inflation". Il diesel, che il presidente aveva promesso a 2 dollari, ha toccato il massimo storico sopra i 6 dollari. Gli americani sono andati alle urne con un'inflazione al 3,7%, contro il 3% del pre-insediamento e in crescita più dei salari da sei mesi, e con mutui sopra il 7%. In sintesi, l'America "ha votato con il portafoglio".
I tre numeri magici: 60, 67 e 290I Democratici hanno conquistato Camera e Senato, il massimo a cui potessero realisticamente ambire. Il
vero controllo del Congresso passa però dalle super maggioranze, che sono state mancate: per questo, osserva Principe, si parla di onda e non di tsunami. Tre sono le soglie che contano:
- 60 seggi al Senato servono per superare il filibuster. Senza questa soglia i Democratici restano esposti all'ostruzionismo repubblicano, un rischio che si vedrà soprattutto in primavera, sul tetto del debito.
- 67 voti al Senato sono necessari per la condanna in caso di impeachment.
- I due terzi in entrambe le Camere servono per superare il veto presidenziale. Alla Camera significa 290 seggi.
Trump ha già annunciato che sarà "Mr. Veto". In sostanza, conclude la strategist, ai Democratici "la vittoria non basta per avere davvero il potere".
Cosa perde e cosa conserva TrumpPerdendo il Congresso, il presidente
rinuncia alla possibilità di varare nuove leggi fiscali espansive. Per Intermonte il danno è però limitato, perché provvedimenti di questo tipo si concentrano di solito nel primo biennio, come è avvenuto con il One Big Beautiful Bill Act. Trump conserva intatto il potere degli ordini esecutivi. Grazie alla Corte Suprema controlla inoltre tutte le agenzie federali tranne la Fed, e potrà quindi continuare a incidere per via regolamentare su banche, energia e criptovalute.
I
poteri di indagine conquistati dai Democratici alla Camera, con commissioni e citazioni in giudizio, peseranno poco. Trump ha già detto che concederà la grazia ai suoi collaboratori eventualmente coinvolti, e per lui questi strumenti equivalgono a "fargli il solletico". Più incisivo è il controllo del Senato, che dà ai Democratici voce sulle conferme di giudici federali, membri del governo, vertici delle agenzie e ambasciatori. C'è poi un rovescio della medaglia politico: con il Congresso in mano all'opposizione, Trump potrà usarla come capro espiatorio per tutto ciò che non dovesse funzionare nei prossimi due anni.
L'impatto sui mercati: tassi alti più a lungoPer i mercati il punto chiave è un altro. Trump non perde potere né sui dazi né sulla guerra in Iran, due dossier direttamente legati all'inflazione. Per questo, conclude Principe, "
continuano a sussistere tutti i presupposti per un approccio "higher for longer" sui tassi".