(Teleborsa) - La nuova
competizione per energia, dati e sicurezza delle infrastrutture si sta spostando in mare, ed è nel
Mediterraneo che si giocherà una partita decisiva per la
competitività dell'Europa e dell'Italia, che ha l'opportunità di affermarsi come
snodo strategico con Africa e Medio Oriente per i
flussi energetici e digitali del futuro. È questo quello che emerge dalle due nuove ricerche del
Blue Economy Monitor, l’Osservatorio promosso da
Intesa Sanpaolo e
SDA Bocconi School of Management, che analizza le principali trasformazioni dell'economia del mare e il contributo che il settore può offrire alla
crescita sostenibile e alla competitività del Paese.
"Parliamo innanzitutto di uno dei trend globali più prosperi:
24 trilioni di dollari di valore delle risorse per quanto riguarda il capitale naturale 'blu', con una generazione di valore sul sistema economico pari a
1,5 trilioni di dollari" ha spiegato Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo "Per quanto riguarda il nostro Paese, la situazione è ovviamente molto favorevole: dal punto di vista geografico ci troviamo al centro del Mediterraneo con circa
8.000 km di coste,
un milione di lavoratori coinvolti direttamente in questo settore e
215 miliardi di euro di valore generato sul sistema, pari a circa l'
11,3% del PIL nazionale. Oggi presentiamo due ricerche perché Intesa Sanpaolo, in questo contesto, interviene come
banca sistemica e a sostegno dell'
education dei giovani studenti. Questo è infatti un settore in cui è fondamentale
rigenerare le competenze per sviluppare valore sia dal punto di vista economico che sociale e occupazionale".
I due studi analizzano specifici ambiti strategici. La prima ricerca, dal titolo "
Il ruolo dei porti quali HUB energetici: limiti e opportunità di sviluppo" è focalizzata sull'
energia nei porti, per studiarne i comportamenti ed il ruolorispetto alla
transizione energetica. La seconda ricerca, dal titolo "
Scenari e prospettive del settore sottomarino: quale ruolo per l'Italia nel Mediterraneo", è invece incentrata sull'
economia sottomarina e sui fondali, esplorandone le prospettive, le opportunità e i possibili scenari correlati all'
underwater economy relativamente alle
infrastrutture energetiche e digitali, con i relativi
riflessi sociali e geopolitici per il nostro Paese.
"Le due ricerche partono da un dato fondamentale: il Mediterraneo rappresenta solo l'
1% dell'acqua sul nostro pianeta, ma genera il
20% dell'
economia marittima globale" ha spiegato Francesco Perrini, Associate Dean for Sustainability e Direttore del Blue Economy Monitor di SDA Bocconi School of Management "Siamo partiti da questa evidenza poiché l'Italia, avendo una
posizione geografica centrale, deve assumere anche un
ruolo strategico e competitivo di primaria importanza".
Perchè l'Italia riesca ad assumere un ruolo centrale in questo scenario occorre agire su due direttrici principali, come spiega Perrini: "Da un lato vi è l'
evoluzione del sistema portuale italiano, basato su
16 hub, in cui è possibile fare molto di più in termini di
infrastrutture e transizione energetica. Dall'altro lato assume un peso sempre più rilevante l'
economia sottomarina, legata al passaggio dei cavi per la
digitalizzazione e l'
intelligenza artificiale, un ambito in cui l'Italia dispone di una
filiera da valorizzare appieno".
La posizione geografica dell'Italia e la conformazione del mediterraneo, secondo Perrini, sono i fattori che rendono la
Blue Economy un settore importantissimo per il paese: "Il Mediterraneo bagna
venti Nazioni e unisce
tre continenti: Europa, Africa e Medio Oriente. Attraverso l'
economia del mare, l'Italia fornisce
energia e merci a numerosi Paesi europei come Svizzera, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. I numeri sono tutti a nostro favore e dobbiamo rimettere l'economia del mare al
centro dello sviluppo del nostro Paese".
(Foto: La copertina della ricerca sui porti come hub energetico)