Milano 14:19
52.023 +0,30%
Nasdaq 25-set
30.608 0,00%
Dow Jones 25-set
51.829 +0,93%
Londra 14:19
10.745 +0,46%
Francoforte 14:19
25.461 +0,21%

Blue Economy in Italia vale 225 miliardi euro. Nautica da record (export oltre 10 miliardi euro)

la fotografia scattata dall'Ufficio studi di SACE

Economia
Blue Economy in Italia vale 225 miliardi euro. Nautica da record (export oltre 10 miliardi euro)
(Teleborsa) - La Blue Economy è una piattaforma trasversale di sviluppo per l’economia italiana. Con oltre 250mila imprese, 1,13 milioni di occupati e 80 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, che, grazie alle relazioni costruite con il resto dell'economia, salgono a 225 miliardi di euro, pari all'11,4% del valore aggiunto prodotto dall’intera economia, in crescita del 3,8% (vs +2,1% del dato nazionale). in occasione del Salone Nautico di Genova al via il 1° ottobre, l’ufficio studi di SACE, la Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, presenta il Focus On “Blue Economy e Nautica”, un’analisi che offre una panoramica su trend e numeri dell’economia del mare.


Dal report emerge che il Mezzogiorno rappresenta una componente centrale dell’economia del mare. Con circa il 34% del valore aggiunto nazionale della Blue Economy e quasi il 40% dell’occupazione, il Mezzogiorno conferma il potenziale del mare come leva di sviluppo economico e sociale nelle aree costiere. La concentrazione di attività blu in regioni come Liguria, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Sicilia e Lazio evidenzia la presenza di ecosistemi territoriali nei quali portualità, turismo, industria, servizi logistici e ricerca possono rafforzarsi reciprocamente.


Ancora: sono le filiere il principale moltiplicatore della capacità del mare di generare valore. Ogni euro prodotto dalla Blue Economy ne attiva 1,8 nel resto dell’economia nazionale, attraverso una rete che coinvolge manifattura, costruzioni, energia, servizi digitali, formazione, ricerca, finanza e consulenza. La movimentazione di merci e passeggeri e la cantieristica presentano i moltiplicatori più elevati, rispettivamente pari a 2,7 e 2,4.


Da sottolineare che la crescente centralità del Mediterraneo rappresenta uno dei principali fattori abilitanti di questa espansione: attraverso il bacino mediterraneo transitano il 27% delle rotte strategiche globali, il 65% degli approvvigionamenti energetici europei e il 35% del traffico mondiale di greggio. In questo scenario, lo sviluppo e la modernizzazione delle infrastrutture portuali, anche attraverso il reinvestimento dei proventi ETS nella transizione green, l'elettrificazione delle banchine, la digitalizzazione e l’automazione della logistica diventano condizioni essenziali per consolidare questo posizionamento.


Focus sulla nautica italiana che - rileva il report - attraversa una fase di forte espansione internazionale. Nel 2025 l’export di imbarcazioni ha superato per la prima volta i 10 miliardi di euro, con una crescita del 40% sul 2024, sostenuta da tutti i principali segmenti. Crocieristica e diporto rappresentano i principali motori, mentre l’Italia mantiene una posizione di leadership nei superyacht e un ruolo rilevante nei segmenti a maggiore complessità e valore aggiunto. Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di destinazione con circa un terzo delle vendite.


La crescita della cantieristica si inserisce in una dinamica globale strutturalmente favorevole, sostenuta dal rinnovo delle flotte e dalla transizione energetica. Il portafoglio ordini globale è valutato in oltre $2 bilioni e una quota significativa riguarda navi con propulsioni alternative, evidenziando come decarbonizzazione e innovazione stiano diventando sempre più parte integrante della domanda futura.


Infine, la c ompetitività futura dei grandi cantieri navali dipenderà dalla capacità di rafforzare l’ecosistema di filiera: la crescente complessità delle commesse rende essenziali il coordinamento tra grandi cantieri e fornitori, la solidità delle supply chain, le competenze specialistiche e gli investimenti in digitalizzazione, sostenibilità e innovazione. Fare filiera diventa quindi una leva per consolidare il Made in Italy e sostenere la crescita nel lungo periodo.
Condividi
```