Direttiva Europea su Prodotti Tabacco, Il paradosso del “market freeze” proposto da otto Paesi UE
che hanno chiesto alla Commissione una svolta restrittiva che però rischierebbe di congelare anche l'innovazione
(Teleborsa) - Congelare l’innovazione non elimina la domanda di nicotina, rischia però di congelare il mercato nella sua configurazione peggiore: ossia sigarette ancora disponibili e innovazioni future vietate prima ancora di poter essere valutate. Ma c'è di più: per l’Italia, la posta in gioco è anche industriale visto che investe più aspetti: ricerca, investimenti, agricoltura, manifattura, occupazione ed export.
E' lo scenario che rischia di scaturire a seguito della lettera dello scorso 6 ottobre attraverso la quale Paesi Bassi, Belgio, Finlandia, Francia, Ungheria, Lettonia, Slovenia e Spagna chiedono alla Commissione Europea una svolta fortemente restrittiva nella revisione della Direttiva Europea sui Prodotti del Tabacco (TPD). Al centro un vero “market freeze”: impedire l’ingresso sul mercato di nuovi prodotti contenenti nicotina e di nuovi dispositivi per il loro consumo. La lettera propone inoltre restrizioni indiscriminate per tutti i prodotti sugli aromi, limiti alla nicotina, packaging neutro, maggiore spazio ai divieti nazionali sulle nicotine pouches e nuove restrizioni su vendite e comunicazione.
Una proposta che rischia di vietare il futuro invece di regolamentarlo. Il principio, infatti, è netto : un prodotto potrebbe essere
escluso non sulla base delle sue caratteristiche o delle evidenze scientifiche, ma semplicemente perché nuovo. Anche tecnologie future potenzialmente capaci di ridurre ulteriormente l’esposizione alle sostanze nocive della combustione non potrebbero arrivare sul mercato. Proposta che presenta anche un paradosso: le sigarette combustibili resterebbero legalmente disponibili, mentre l’innovazione futura verrebbe vietata prima ancora di poter essere valutata.
Ovviamente, proteggere i minori è indispensabile. Vendite ai minori, comunicazioni rivolte ai giovani, prodotti illegali e standard di sicurezza richiedono regole rigorose. Ma bisogna evitare di mettere sullo stesso piano tutti i prodotti .
Senza dimenticare che, l’Italia ha molto più da perdere di altri Paesi. L’Italia non è soltanto un grande mercato: è il principale polo
europeo della filiera dei prodotti innovativi, con attività agricole, manifatturiere, tecnologiche e di export legate in particolare ai prodotti senza combustione. Una stima riferita al 2023 attribuisce alla filiera 29,6 miliardi di euro di contributo al PIL nazionale, 186.200 posti di lavoro e 15,7 miliardi di gettito da accise e IVA per un comparto che con la sua trasformazione produttiva si è indirizzato sempre di più verso l’export, che ha raggiunto un valore annuo attorno ai 2 miliardi di euro. A livello UE, S&Global stima per la filiera 194,5 miliardi di euro di PIL e oltre 1,5 milioni di posti di lavoro. Numeri alla mano, va da sè che un “market freeze” toccherebbe quindi direttamente investimenti, occupazione qualificata, agricoltura ed export, con l’Italia tra i Paesi più esposti. Un colpo forte all’economia reale che non
sembra tenere in alcuna considerazione la richiesta a gran voce a Bruxelles da parte del mondo produttivo e di diversi Governi per una svolta a favore della competitività europea in una congiuntura economica complessa.
Il prossimo passaggio decisivo è la proposta legislativa della Commissione, attesa entro la fine del 2026. È lì che si capirà se l’Europa sceglierà di confermare una regolamentazione differenziata o farà propria la logica del “market freeze”. Dopo la proposta inizierà, infatti, il
normale negoziato legislativo tra Parlamento europeo e Consiglio, dove il ruolo dell’Italia e degli altri Paesi contrari a un approccio proibizionista sarà determinante.
```