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Microplastiche, imprese dell'ambiente chiedono dati certi i

l position paper di Assoreca

Economia
Microplastiche, imprese dell'ambiente chiedono dati certi i
(Teleborsa) - Sono più sottili di un capello, spesso invisibili a occhio nudo, eppure sono state trovate ovunque: nei mari e nei suoli, nell'aria delle città, nell'acqua del rubinetto e perfino nel sangue e nel latte materno. Le microplastiche, frammenti di plastica sotto i 5 millimetri, sono diventate uno dei contaminanti più diffusi del pianeta. A interrogarsi su come misurarle e governarle è ora Assoreca, l'associazione confindustriale presieduta dal professor Angelo Merlin, che riunisce aziende di consulenza e ingegneria ambientale, laboratori di analisi e imprese di bonifica: 112 associati, 12.800 addetti in Italia e un giro d'affari che supera i 2 miliardi di euro. Il suo Osservatorio Contaminanti Emergenti, già attivo sui PFAS, ha messo a punto un Position Paper sul tema.

Il primo dato riguarda l'origine del fenomeno, legata alla vita di tutti i giorni. Tra le microplastiche primarie che finiscono in mare, il 35% arriva dal lavaggio dei capi sintetici, il 28% dall'usura degli pneumatici e il 24% dalla polvere urbana. Ancora più abbondanti sono quelle secondarie, nate dalla frammentazione di bottiglie e imballaggi. È un inquinamento diffuso, senza un camino da chiudere, e per questo difficile da contenere. Sugli effetti a lungo termine per la salute la scienza non ha ancora risposte definitive.

Intanto l'Europa legifera: dal 2027 scatteranno nuovi divieti sulle microplastiche aggiunte ai prodotti, l'Euro 7 considera per la prima volta le particelle di freni e pneumatici e la Direttiva sulle acque potabili, recepita in Italia con il decreto legislativo 18 del 2023, le ha inserite tra i parametri da monitorare. Ma una norma funziona solo se i numeri sono affidabili. Il metodo ufficiale europeo, adottato nel marzo 2024, richiede di filtrare fino a 1.500 litri d'acqua per campione, con almeno dieci controlli contro le contaminazioni e l'identificazione di dieci polimeri prioritari. I laboratori Assoreca hanno già tradotto queste indicazioni in procedure operative standardizzate.

"Sulle microplastiche non servono allarmi, servono dati – spiega Nico Macerata, vicepresidente di Assoreca –. L'Europa chiede misure affidabili e confrontabili da un laboratorio all'altro, ma senza un quadro normativo chiaro l'armonizzazione dei metodi resta una questione aperta. E la ricerca sta cambiando paradigma: dopo averne dimostrato la presenza, ora deve comprendere l'esposizione effettiva, la biodisponibilità e gli effetti tossicologici, per arrivare a una valutazione quantitativa del rischio per la salute umana e per l'ambiente secondo un approccio One Health".
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