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Cat-Nat, i premi corrono ma il gap assicurativo resta ampio

Il report dell'IVASS

Assicurazioni, Finanza
Cat-Nat, i premi corrono ma il gap assicurativo resta ampio
(Teleborsa) - 3,1 miliardi di euro: è la raccolta premi danni per le coperture contro le catastrofi naturali nel 2024, in crescita del 13% sui 2,8 miliardi del 2023 e pari al 6,6% della raccolta danni complessiva. È quanto emerge dal rapporto 2026 dell'IVASS sui rischi da catastrofi naturali e conferma un trend ormai consolidato: tra il 2021 e il 2024 i premi nat-cat sono cresciuti in media del 10% l'anno, con un peso sul totale danni stabile tra il 6% e il 7%.

La sottoscrizione continua ad aumentare

Al netto del rischio sismico, la componente climatica "acuta" pesa per 2,7 miliardi di euro (+347 milioni sul 2023), l'88% della raccolta totale nat-cat. La ripartizione tra "peril" vede la grandine dominare con il 67,8% dei premi (in crescita del 18% sul 2023), seguita da tempesta (19,6%) e inondazione (11%). A parte, il rischio terremoto ha raccolto 396 milioni di euro, in aumento del 2,9%.

La raccolta resta però fortemente concentrata: oltre il 67% dei premi nat-cat è riconducibile a otto grandi imprese danni o multiramo, e cinque gruppi assicurativi coprono il 71,4% del mercato (in flessione rispetto al 74,6% di fine 2023).

Il combined ratio torna sotto controllo

Il dato forse più significativo riguarda la redditività tecnica. Dopo il 2023, anno in cui gli eventi climatici estremi (l'alluvione di Milano di luglio, in particolare) avevano generato oltre 7 miliardi di euro di sinistri e un combined ratio esploso al 351,7%, il 2024 segna un netto ritorno alla normalità: i sinistri pagati e riservati sui rischi climatici sono scesi a 1,96 miliardi (-72% sul 2023) e il combined ratio si è attestato al 105,2%, appena sopra la soglia di pareggio tecnico.

Il miglioramento non è però omogeneo tra i player: la redditività resta inversamente correlata alla dimensione d'impresa, con un combined ratio che sale al 132,6% per le compagnie minori, contro il 112,3% delle medio-grandi e il 101,1% delle grandi. Anche a livello di singolo peril la dispersione resta ampia: nel 2024 il terzo quartile del combined ratio per il rischio grandine supera ancora il 128%.

Sul fronte della riassicurazione, il ricorso alle cessioni si è ridotto in modo significativo nel 2024 rispetto al 2023, pur restando superiore alla media dell'intero comparto danni, segno che le compagnie continuano a percepire il rischio climatico come una componente da trasferire più intensamente rispetto agli altri rami.

Il protection gap sugli immobili residenziali

Nonostante i progressi, l'IVASS conferma che il gap di protezione assicurativa contro gli eventi nat-cat resta ampio, soprattutto nel comparto residenziale. Il rapporto stima che, a fronte di circa 35,7 milioni di abitazioni in Italia, solo il 5,1% risulti coperto contro il rischio inondazione e il 5,6% contro il rischio terremoto.

Le coperture restano inoltre polarizzate geograficamente: oltre il 66% delle somme assicurate su immobili commerciali e il 72% di quelle su immobili residenziali si concentrano nelle aree Nord Ovest e Nord Est del Paese, lasciando Centro e soprattutto Sud e Isole strutturalmente sotto-assicurati.

Questa edizione del Rapporto, basata su dati 2024, non registra ancora gli effetti della nuova assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali per le imprese, la cui entrata in vigore è stata scaglionata tra il 2025 e il 2026.
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