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Mercoledì 11 Dicembre 2019, ore 01.30
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Carige, un salvataggio diverso

Sono stati tutelati i piccoli risparmiatori

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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I precedenti con i quali abbiamo a che fare sono:

a) la risoluzione delle quattro piccole banche locali, Banca Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti;

b) la risoluzione delle due banche popolari venete, Veneto Banca e Popolare di Vicenza;

c) la ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena.

IL CASO DELLE QUATTRO BANCHE LOCALI

Si è arrivati alla loro "risoluzione" dopo un lungo commissariamento, le perdite accumulate nel frattempo sono state assorbite dagli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le "obbligazioni subordinate". Il ricorso alle azioni e alle obbligazioni subordinate per coprire le perdite è espressamente richiesto come precondizione per la soluzione ordinata delle crisi bancarie dalle norme europee ("Direttiva europea sulla risoluzione delle crisi bancarie" - BRRD), recepite nell'ordinamento italiano dallo scorso 16 novembre con il Decreto Legislativo 180/2015. Tale normativa ha assegnato alla Banca d'Italia la funzione di autorità di risoluzione delle crisi nel settore bancario.

Deve essere chiaro, quindi, che in questo caso sono stati sacrificati anche i piccoli risparmiatori, spesso correntisti delle Banche, che si erano fidati di quanto veniva proposto loro agli sportelli. Spesso non avevano il "profilo di rischio" sufficiente, e sono stati indotti a sottoscrivere un investimento pericoloso, che invece ritenevano essere sicuro.

Basta ricordare il caso di Banca Etruria, che aveva addirittura ricevuto un sostegno pubblico: obbligazioni che risalivano al 2011 e 2012, per ben 335 milioni di euro, assistite da garanzia dello Stato ma che non sono mai state collocate sul mercato (Monti bond). Ottenute le necessarie autorizzazioni da Bankitalia, il 14 agosto 2014, Banca Etruria ha proceduto all'estinzione anticipata di queste obbligazioni. Lo ha fatto perché l'onere per interessi era elevato. Furbamente, sono state poi emesse altre obbligazioni, molto meno onerose, che sono state collocate a sportello, facendole acquistare ai correntisti della Banca. Non fu invece rimborsata un'ulteriore obbligazione per 165 milioni di euro, con scadenza 3 gennaio 2017.

Alla fine, sono stati sacrificati gli obbligazionisti privati che avevano ritenuto di non correre rischi. Il Fondo di Risoluzione, alimentato dai contributi dell'intero sistema bancario, è intervenuto solo per la ricapitalizzazione delle quattro "Banche Buone", che sono state create salvando i depositi ed i crediti in bonis di quelle disciolte. I crediti deteriorati sono confluiti in una unica Bad Bank le cui perdite sono state coperte con le dotazioni azionarie, delle obbligazioni subordinate e, per il residuo, da un ulteriore contributo del Fondo di Risoluzione.

Banca EtruriaIn questo caso, non c'è stato un esborso statale, perché è intervenuto il sistema bancario con il Fondo di Risoluzione, ma sono stati penalizzati gli investitori in obbligazioni subordinate, a favore dei quali sono state disposte misure di ristoro parziale delle perdite subite, sulla base di una procedura speciale. In pratica, le prestazioni del Fondo sono subordinate all'accertamento delle violazioni degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal Testo Unico Finanziario per quanto riguarda i servizi e le attività di investimento concernenti i predetti strumenti finanziari subordinati.
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