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Venerdì 20 Settembre 2019, ore 01.58
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In Venezuela, è come in Siria

Un conflitto geopolitico, stavolta nel cortile di casa americano

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Cambiano solo i riferimenti geografici, Venezuela in un caso e Siria dall'altra, ed i nomi dei Presidenti che non avrebbero più legittimazione a guidare il rispettivo Paese, Nicolàs Maduro a Caracas e Bashar el Assad a Damasco, ma si tratta del medesimo conflitto geopolitico che vede contrapposti la Russia e gli Usa, ciascuno dei quali ha alleati regionali pronti ad intervenire.

E' stato così per Bashar al Assad in Siria, per via della violenta repressione da parte del suo regime nei confronti delle proteste popolari, si sostiene anche con l'uso di armi chimiche. Il dovere di proteggere, da parte della Comunità internazionale, la popolazione inerme, ha fatto scattare una serie di azioni che sono sfociate in una lunghissima guerra civile, che ha visto in azione i Paesi più diversi, con la Russia a fare da garante di Assad. La Russia è intervenuta con le sue forze armate, in quanto è stata formalmente richiesta di aiuto da parte del governo, ancora formalmente legittimo, della Siria. Questa presenza militare russa ha impedito ogni altra azione militare formale, soprattutto da parte degli Usa e della Francia, che pure erano in procinto di intervenire per sanzionare l'uso delle armi chimiche contro la popolazione inerme. Inutile ricordare l'interesse strategico russo in Siria, per via della base navale a Larnaka. La Russia ha bisogno di mantenere la sua presenza militare nel Mediterraneo, dopo aver mantenuto a tutti i costi quella nel Mar Nero, a Sebastopoli, dopo essersi annessa l'intera Crimea con un referendum che ha distaccato questa penisola dal resto della Ucraina, dopo che il governo filorusso di Kiev era stato rovesciato dalla protesta popolare.

In Siria, la Russia gioca la partita con altri Paesi, più o meno alleati: la Turchia e l'Iran, innanzitutto. Gli Usa contano sulle milizie curde del nord del Paese, i Peshmerga, che sono presenti anche nell'Irak settentrionale. Una presenza che viene vista come il fumo agli occhi da parte della Turchia, che teme la secessione curda, sostenuta dal PKK, un partito che Ankara ha considerato fuorilegge. Guerra per procura, dunque, in Siria.

La situazione del Venezuela è del tutto analoga, ma stavolta si gioca nel "cortile di casa" americano, coinvolgendo un Paese che ha un livello di riserve petrolifere straordinariamente elevato. Il regime venezuelano attuale, di ispirazione nettamente comunista, vede al potere come Presidente Nicolàs Maduro. Costui è stato eletto una prima volta nel 2013, subentrando al regime instaurato da Hugo Chàvez, che aveva assunto il potere nel 2002 con un colpo di Stato. La nazionalizzazione delle risorse energetiche venezuelane ha penalizzato i tanti interessi industriali privati, suscitando le sanzioni statunitensi sempre più pesanti, con l'embargo sulle esportazioni di petrolio che ha messo in ginocchio il Paese. Non solo la Cina e la Russia hanno sfidato le sanzioni americane, ma la prima ha anche concesso prestiti al Venezuela. Come se non bastasse, ci sarebbero militari cubani a fare da consiglieri alle forze armate venezuelane. Sul versante opposto, gli Usa possono contare sul sostegno brasiliano, consolidato dopo la recente elezione di Jair Bolsonaro, che è un vero e proprio fan degli Usa di Donald Trump. Niente a che vedere con le due precedenti presidenze brasiliane, filo operaiste e socialiste, di Ignazio Lula da Silva e di Dilma Roussef, entrambi coinvolti in vicende di corruzione che ne hanno causato la fine politica.
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