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Giovedì 2 Dicembre 2021, ore 19.10
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Trieste: commercio libero e proteste bloccate

Le mani pesanti di Berlino e di Roma

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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A differenza della Repubblica di Venezia che dominò per secoli il Mediterraneo nei suoi rapporti con l'Oriente, la centralità geopolitica di Trieste non è mai venuta meno: deriva dalle sue relazioni con la Mittle Europa.

Trieste è sempre stata il porto dell'Impero Austroungarico, quale che fosse l'origine delle merci che vi arrivassero: e non è un caso che una delle sue ancor oggi più gloriose istituzioni, le Assicurazioni Generali, furono fondate in occasione della apertura del Canale di Suez. E non è un caso, ancora, che la questione del Territorio Libero di Trieste fu una delle pagine più complesse della definizione del Trattato di Parigi, alla fine della Seconda Guerra mondiale.


Londra voleva assicurarsi il controllo di Trieste: d'altra parte, l'Impero Britannico era stato sin da metà Ottocento l'arcigno controllore del Mediterraneo, presidiando la rotta che la collegava con l'India, la sua gemma più preziosa, passando da Aden, per Suez e poi da Gibilterra. Controllare Trieste significa ancor oggi avere in mano le chiavi dell'accesso delle merci e dei rifornimenti di petrolio di una parte rilevante dell'Europa continentale. L'oleodotto che parte dal porto di Trieste rifornisce del 100% il fabbisogno petrolifero della Baviera e del 40% quello dell'intera Germania.

Va poi tenuto conto del ridotto afflusso di gas russo attraverso la pipeline che attraversa la Ucraina, del fatto che fino all'Ungheria i rifornimenti arrivano ora attraverso il Turkish Stream passando attraverso la Bulgaria e la Serbia, e che il North Stream 2 non è ancora in esercizio.
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