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Risiko Africano: Destabilizzazione e Penetrazione

Gioco a 6 tra Mercanti di uomini, Jihadisti, Russia, Cina, USA e Paesi Europei


La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha appena presieduto alla Farnesina una Conferenza internazionale, su "Sviluppo e Migrazioni", cui ha invitato sia il Presidente tunisino Saied che la Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, ed a alla quale hanno partecipato numerosissimi Paesi europei ed africani interessati ai flussi di transito che di accoglienza, che ha avuto tra i principali punti di attenzione proprio il contrasto al traffico illegale di migranti.

C'è un secondo strumento di destabilizzazione, stavolta dell'Africa: i movimenti jihadisti.

E' un argomento subdolo, perché non si sa mai bene chi ci sia dietro: non può essere solo un fenomeno spontaneo, visto che per un verso viene strumentalizzato per indebolire i governi africani e per l'altro per offrire loro un sostegno per contrastarli. In pratica, rappresentano forme di aggregazione sociale su base religiosa che minano l'autorità degli assetti ufficiali di potere: rappresentano una alternativa islamista, comunitarista, che erode la legittimazione della struttura politica tradizionale.

Il Califfato africano, esteso a macchia di leopardo, è ormai un fenomeno endemico: interi Paesi non sono più agibili, dal Sud Sudan alla Somalia per citarne alcuni.

La destabilizzazione dell'Africa attraverso il sostegno nascosto che viene dato al Jihadismo è un modo per impedire ad altre Potenze di insediarsi in questi Paesi: come la tattica degli Indiani di avvelenare i pozzi, o quella dei Tartari di ritirarsi bruciandosi alle spalle la steppa. Nessun nemico può prendere possesso di quelle aree.

C'è un altro aspetto: contrastare le organizzazioni Jihadiste può essere un modo attraverso il quale gli Stati stranieri a questo punto offrono protezione ai regimi africani che sono al potere. Protezione armata, naturalmente, inviando proprie truppe: lo ha fatto in più di un caso la Francia, con scarsissimo successo in Mali e Burkina Faso, oppure l'Italia partecipando ad una missione internazionale in Niger di osservazione e contrasto al traffico di migranti.
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