Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Giovedì 23 Novembre 2017, ore 08.42
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Studi di settore ai saluti, nuovi indicatori di affidabilità entro il 2017

Il bilancio dello strumento di accertamento in un'inchiesta della CGIA, che avverte: necessari gli incentivi per le nuove tabelle

Economia ·
(Teleborsa) - Prosegue l'abbandono degli studi di settore, così come previsto dalla manovra correttiva. Un sollievo per molti lavoratori e imprese, che otterranno al loro posto 70 nuovi indicatori di affidabilità fiscale (23 arriveranno già a settembre, e gli altri entro fine anno).

Un numero comunque inferiore rispetto ai 193 studi attivati dall’Amministrazione finanziaria, a cui sono sottoposte poco più di 3,5 milioni di partite Iva. Oltre il 73% dei contribuenti (pari a 2,6 milioni di attività) risulta congruo, ovvero rispetta le richieste avanzate in materia di ricavi.

Questi cittadini, tuttavia, rimangono ancora nel mirino del fisco, nonostante per gli studi risultino soggetti affidabili. Esiste una norma di legge che consente all’Amministrazione di effettuare una ulteriore azione sulla medesima annualità e sulla stessa categoria di reddito, indipendentemente dalla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi. Nel 2016 sono stati poco più di 368 mila gli accertamenti in materia di Iva, Irap e imposte dirette.

Non va dimenticato che in 18 anni di vita questo strumento ha garantito un grosso apporto di gettito alle casse del Stato. Secondo una stima elaborata dall’Ufficio studi della CGIA dal 1998 al 2015 (ultimo dato disponibile), a fronte di 49,2 miliardi di euro di maggiori ricavi ottenuti attraverso l’adeguamento spontaneo in sede di dichiarazione dei redditi, questi si sono tradotti in 19,6 miliardi di euro di tasse in più.

Secondo l'Associazione è difficile valutare quanti di questi soldi siano il frutto di una graduale emersione della base imponibile e quanti siano riconducibili a tasse aggiuntive. Per evitare gli errori del passato, conclude la CGIA, sarà necessario monitorare il periodo di transizione delle nuove tabelle, al fine di garantire una maggiore semplificazione nei rapporti con il fisco, anche attraverso premi a coloro che sono in regola.
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.