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Domenica 20 Gennaio 2019, ore 09.32
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Reddito cittadinanza, allarme Cgia: "Metà a chi lavora in nero". Confindustria preoccupata: "Non sia disincentivo"

Calabria, Campania e Sicilia, dove più forte è l'incidenza del sommerso, le regioni più a rischio

Economia ·
(Teleborsa) - É sicuramente, insieme a Quota 100, una delle misure più attese e discusse targata Governo gialloverde. In questi mesi il dibattito sul Reddito di cittadinanza ha tenuto banco, alimentato dallo scontro tra quanti hanno già fatto partire il countdown, ansiosi dell' avvio della misura e quanti invece mostrano più di qualche perplessità per quella che potrebbe rivelarsi un vero e proprio boomerang.

E proprio nella giornata di ieri durante la quale è circolata la bozza sul funzionamento del provvedimento che partirà ufficialmente ad aprile, a lanciare l'allarme è la CGIA di Mestre.

3 miliardi di euro,
metà della spesa per il reddito di cittadinanza, potrebbero finire nelle tasche non di disoccupati e bisognosi, ma di persone che lavorano in nero e che, quindi, non avrebbero diritto di accedere alla misura. L'Associazione degli artigiani mestrini aggiunge che la regione più a rischio è la Calabria, mentre quelle meno a rischio sono Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto.

I dati, spiega la Cgia, sono stati ricavati dall'estrapolazione di dati Istat, secondo cui "in Italia ci sono poco meno di 3,3 milioni di occupati che svolgono un’attività irregolare. Se da questo numero rimuoviamo i dipendenti e i pensionati che non hanno i requisiti per accedere a questa misura (pari, in linea di massima, a 1,3 milioni di unità) coloro che pur svolgendo un'attività irregolare potrebbero, in linea teorica, percepire questa misura sarebbero 2 milioni; vale a dire la metà dei potenziali aventi diritto (poco più di 4 milioni)".

EFFETTO BOOMERANG? "A causa dell'assenza di dati omogenei relativi al numero di lavoratori in nero presenti in Italia che si trovano anche in stato di deprivazione, precisa il coordinatore dell'Ufficio studi, Paolo Zabeo, non possiamo dimostrare con assoluto rigore statistico questa tesi. Tuttavia, vi sono degli elementi che ci fanno temere che buona parte dei percettori del reddito di cittadinanza potrebbe ottenere questo sussidio nonostante svolga un’attività lavorativa in nero, sottraendo illegalmente alle casse dello Stato un’ingente quantità di imposte, tasse e contributi previdenziali. In altre parole, l'Amministrazione pubblica, al netto delle misure di contrasto previste, sosterrà con il reddito di cittadinanza un pezzo importante dell'economia non osservata".

LE PREOCCUPAZIONI DI CONFINDUSTRIA
- Anche il leader della Confindustria, Vincenzo Boccia, aggiunge altri rilievi critici a questa e altre misure figlie della Manovra del governo.

"NON SIA DISINCENTIVO A LAVORO, MA PONTE" - Nell'Intervista rilasciata a Maria Latella su SkyTg24, Boccia spiega che nel provvedimento del Governo sull'introduzione del reddito di cittadinanza ci sono "criticità". Per il numero uno di viale dell'Astronomia: "Non deve essere un disincentivo al lavoro: i cinque mesi al'azienda che assume un beneficiario del reddito sono marginali. Deve aiutare le fasce di povertà ma non deve essere un elemento che disincentiva la ricerca di lavoro". Alla domanda se rischia di andare a chi lavora in nero ha risposto "in teoria sì"
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