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PIL, Franco: innalzare crescita Paese "obiettivo primario"

Debolezza ricerca tra fattori fragilità

Economia ·
(Teleborsa) - ''Credo che innalzare strutturalmente il tasso di crescita del Paese sia l'obiettivo primario della politica economica di questo governo ma, credo, anche di qualsiasi altro. Questo richiede un impegno di tutti, uno sforzo che necessariamente deve esplicarsi su vari anni''. Lo afferma il Ministro dell'Economia, Daniele Franco, intervenendo all'evento Economia della conoscenza e impatto sulla società organizzato da Human Technopole.

Per "innalzare strutturalmente il tasso di crescita del nostro Paese serve l'impegno di tutti" sul fronte della conoscenza e della ricerca. Serve uno "sforzo" che si dispieghi "su vari anni" e su "molti fronti" oltre a maggiori "risorse", ha detto puntualizzando come il PNRR sia una "componente molto importante, ma non può essere l'unica componente. La capacità di fare ricerca, quella di base e applicata, è cruciale. Devono crescere gradualmente ma continuativamente le risorse destinate alla ricerca, deve crescere la ricerca effettuata nel mondo delle imprese" e costruita una "architettura più ampia di soggetti che effettuano ricerca".



L'Italia nonostante alcuni passi avanti è ancora indietro, ha rilevato Franco ricordando i numeri e le statistiche che fotografano gli "elementi di debolezza che possono aver contribuito a questa lunga fase di debole crescita che abbiamo vissuto nell'ultimo quarto di secolo. Dal 2000 il PIL è rimasto sostanzialmente stagnante. A questa situazione del nostro Paese di crescita stentata ha contribuito una debolezza di accumulazione del capitale umano e nella capacità di fare ricerca" che ha riguardato anche il mondo delle "imprese"
private,

Siamo invece "all'avanguardia" su ricerca e istruzione, ma "ha risultati non del tutto adeguati", come dimostrano i dati su abbandono scolastico, laureati, e quelli sulla spesa privata e pubblica per la ricerca. Un ritardo che potrebbe aver contribuito "alla fase di debole crescita che abbiamo vissuto nell'ultimo quarto di secolo". La situazione migliorerà con il PNRR, che raddoppierà i fondi per la ricerca, ma non e' abbastanza e quindi bisogna spingere sullo "sviluppo del capitale umano".

Il Ministro ha ricordato che se guardiamo agli anni di istruzione degli italiani "sono inferiori rispetto agli altri Paesi sviluppati, il gap non si è colmato: nel 2020 un quarto di giovani non aveva un diploma contro una media del 15% dei Paesi Ocse". Anche i tassi di abbandono scolastico "in Italia sono relativamente elevati: nel 2020 meno di un terzo consegue la laurea contro il 40% della media Ocse. Gli indicatori ci suggeriscono che la quantità di istruzione in Italia ha margini di miglioramento", ha detto Franco

"Per competere - ha proseguito - è fondamentale disporre di sistemi educativi e di ricerca in grado di rispondere" alle "sfide".
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