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Utilities, necessari garante ultima istanza e iniezione liquidità per evitare fallimenti

Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia, spiega a Teleborsa le difficoltà del settore, con decine di piccole e medie imprese a rischio default

Energia, Finanza ·
(Teleborsa) - "Il settore energetico italiano ha attraversato diversi cambiamenti importanti, uno su tutti le nazionalizzazioni, ma una turbolenza forte come quella attuale è inedita. Nel 2008 la crisi finanziaria non intaccò le utilities in questo modo, così come la bolla di Enron fu piuttosto circoscritta agli Stati Uniti. Questa situazione inusuale non dovrebbe trascinare giù l'intero settore come ai tempi di Lehman Brothers con le banche, ma può avere un effetto domino su alcune imprese". Lo spiega a Teleborsa Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia.

"In realtà i danni più importanti sono a cascata, con livelli di inflazione che si stanno abbattendo su altri comparti e rischiano di mettere in ginocchio l'economia", aggiunge il DG della federazione che riunisce circa 450 aziende operanti nei servizi pubblici dell'acqua, dell'ambiente, dell'energia elettrica e del gas, rappresentandole presso le istituzioni nazionali ed europee.

Le utilities a rischio fallimento

Secondo Utilitalia, sono circa 70 le piccole e medie imprese del settore a rischio fallimento. "I problemi di finanziamento si stanno allargando anche alle grandi, ma sono le medio-piccole ad essere più in difficoltà - spiega Colarullo - Fino ad ora non abbiamo visto grandi intermediari e trader saltare come è successo negli scorsi mesi in Regno Unito e Norvegia, ma ci sono aziende veramente in una situazione prossima a grandi difficoltà e fallimento". Si tratta, secondo l'identikit del manager, di soggetti medio-piccoli con 5.000-40.000 utenti, molto radicati sui territori e conosciuti a livello locale, che in totale hanno circa 500.000 clienti tra imprese e famiglie.

Le proposte della Commissione UE

Per evitare questi fallimenti, la Commissione europea ha presentato una serie di proposte negli scorsi giorni. I ministri europei dell'Energia si incontreranno il 30 settembre per approvare le misure di emergenza annunciate da Ursula von der Leyen, che includono una riduzione della domanda di elettricità nelle ore di punta, un tetto sugli extra profitti dei produttori di energia elettrica a costi bassi (come rinnovabili e nucleare), un contributo di solidarietà dalle imprese attive nel fossile e sostegni mirati alle energivore.

"Le proposte della Commissione vanno sul tracciato del percorso italiano, con l'Italia che si è addirittura portata avanti in termini di tempo e di profondità del provvedimento, ad esempio sui livelli di cap per il prezzo dell'elettricità e il fatto di non sommare gli oneri - commenta il DG di Utilitalia a questo proposito - Un fatto positivo è che si guarda alla profittabilità delle imprese, mentre invece la norma italiana guarda ai saldi IVA, che non sono nemmeno lontanamente vicini a catturare un indice di profittabilità e colpiscono il volume d'affari".



Il problema liquidità e margin call

Quest'ultimo aspetta dà a Colarullo anche l'occasione di affrontare quello che considera un mito riguardante il settore: "Rispetto a un comparto che viene sempre additato come quello dei super-profitti, la realtà è molto diversa. Indubbiamente ci sono soggetti che hanno fatto profitti maggiori, ma non il tutto il settore e non nella quantità che molti immaginano. Il problema che il comparto si trova a gestire è un problema enorme di liquidità e di disponibilità finanziarie".

La Commissione UE sta lavorando a strumenti di liquidità di emergenza che garantiscano ai partecipanti al mercato la disponibilità di garanzie collaterali sufficienti a soddisfare le richieste di margini (cosiddette margin call), e ha chiesto contributi a ESMA ed EBA su ampliamento delle garanzie idonee, uso delle garanzie bancarie come garanzie, e miglioramento di trasparenza/prevedibilità su modelli per richieste di margine.

"La dimensione della crisi è tale che a questo punto le imprese hanno difficoltà a fare operazioni di copertura - spiega l'esperto - Abbiamo lanciato l'allarme su 70 imprese in grossa difficoltà, ma la verità è che i problemi ci sono ora anche per le grandi: le operazioni sono talmente di grande volume che, ad esempio per quello che passa sul GME, tra le garanzie che devono rilasciare e i modelli di pagamento hanno un impatto enorme sul capitale circolante. Gestire questi volumi anche per i medio-grandi è difficile".

Gli interventi possibili

Secondo l'associazione dovrebbero esserci interventi più importanti dal punto di vista statale. "Avere un garante di ultima istanza per questa fase, non è detto che debba durare per sempre, potrebbe essere molto utile - afferma Colarullo - Un po' quello che è stato fatto con l'operazione SACE durante il Covid, con le garanzie concesse per la ripresa. Non deve essere per forza SACE, ma potrebbe essere SACE. Potrebbe fare quello che le banche oggi faticano a fare, data la volatilità e la magnitudo".

L'altro elemento essenziale è l'iniezione di liquidità. "Un'ipotesi è che il capitale pubblico venga usato per garantire un aggiustamento asimmetrico delle modalità di gestione del circolante da parte del GME", evidenzia il DG di Utilitalia.

In sostanza si potrebbe incaricare il GME, con interventi di finanza pubblica, di accollarsi il "circolante di sistema". "Questo intervento verrebbe ritirato una volta che le condizioni si saranno normalizzate, ovvero tornate a un livello che privati e banche possono gestire - è la conclusione - Potrebbe anche essere un sistema per iniettare liquidità in una maniera che turba le dinamiche di mercato, ma fino a un certo punto: non si altera il sistema, ma si dà modo al GME di intervenire".
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