(Teleborsa) - Lo scenario internazionale mostra da tempo, e in modo crescente nelle ultime settimane, segnali di
grande tensione e gli avvenimenti che lo connotano stanno assumendo tratti finora inediti. Che impatto può avere tutto questo sulla
governance delle imprese? Come dovranno muoversi i board nello scenario attuale e futuro e come reagiranno i
mercati finanziari e gli
investitori? Il rischio geopolitico dovrà essere considerato d’ora in avanti dai consigli di amministrazione come una "nuova normalità"?
Per rispondere a queste domande è fondamentale chiedersi innanzitutto come questo rischio venga percepito, valutato e integrato nella vita delle imprese. Con questo obiettivo Nedcommunity, la prima associazione italiana di amministratori indipendenti ed esperti di governance, ha riunito oggi a Milano rappresentanti delle istituzioni, del mondo delle imprese e della comunità finanziaria, con la partecipazione del Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Economia e delle Finanze Federico Freni, che ha analizzato il problema partendo dalla
strutturale lentezza del nostro sistema normativo, derivante da una strutturale
carenza a livello di politica industriale: "Dobbiamo fare i conti con una strutturale lentezza del sistema normativo, che non è di per sé negativa, ma diventa negativa nel momento in cui la geopolitica accelera vertiginosamente. E allora cosa possiamo fare? Dato che è scontato che non possiamo risolvere questa strutturale lentezza,
possiamo forse cercare una regolamentazione secondaria che possa, quella sì, avere quella flessibilità e quella capacità di a
dattarsi velocemente alla geopolitica. Perché, vedete, la geopolitica può essere un animale misterioso, ma certamente oggi è determinante nella gestione di tutti gli assetti di politica, di politica economica e di economia". In uqesto contesto quindi è necessario rivedere la regolazione dei mercati, come spiega Freni: "Una regolazione dei mercati che
garantisca la flessibilità necessaria per correre alla velocità della geopolitica forse è l'unica cosa che può, non dico salvarci, ma che può colmare quel vuoto di politica industriale da cui siamo partiti. È certamente quello che ha fatto rallentare il sistema europeo o che non ha consentito al sistema europeo di competere con la stessa efficacia con cui quello americano riesce a stimolare gli investimenti".
"L’attuale contesto di forte instabilità geopolitica ed economica e di conseguente ridisegno dell’ordine mondiale pone sfide inedite, ma anche nuove opportunità" ha dichiarato invece Marco Giorgino, Presidente di Nedcommunity. "
Formulare previsioni e disegnare outlook è davvero complesso. In questo scenario, i board sono chiamati a rafforzare il proprio ruolo strategico per guidare le imprese con visione, responsabilità e capacità di anticipare il rischio. Nedcommunity intende accompagnare amministratori e sindaci in questo percorso, favorendo confronto, competenze e una governance sempre più consapevole."
Paolo Magri, Presidente del Comitato Scientifico dell'ISPI e docente di Relazioni Internazionali all'Università Bocconi, nel keynote speech che ha aperto i lavori ha sottolineato: "
Sarà ancora un anno dominato da Trump e dalla sua imprevedibilità. In economia, le turbolenze sui dazi con l’imminente sentenza della Corte Suprema e quelle per la successione di Powell, potrebbero attenuarsi con l’avvicinarsi delle elezioni di midterm che obbligheranno Trump ad un maggior focus sulle attese domestiche della base MAGA, salvo che scelga di soffiare sul fuoco delle divisioni interne e delle contrapposizioni di piazza già evidenti.
A livello internazionale, il nuovo anno vedrà in azione crescente il mondo del 'liberi tutti' originato dal neoimperialismo trumpiano e dalla sua costante erosione delle regole: una buona notizia per la Cina, che sarà il grande beneficiario nel medio termine; una cattiva notizia invece per le attese di risposte collettive su ambiente, conflitti, AI. E l’Europa?" ha concluso Magri. "
Seppellite le illusioni sull’amico americano, sarà l’osservato speciale dell’anno: vittima del "liberi tutti"oppure in grado di giocare una partita commerciale, militare e politica autonoma?".
A seguire, una prima tavola rotonda – con la partecipazione di Antonio Arfè, Advisory Business Leader Deloitte, Andrea Di Segni, Senior Managing Director Sodali & Co, Marco Daviddi, Managing Partner EY-Parthenon Italia, Patrizia Grieco, Presidente Anima Holding, Francesca Mariotti, Presidente Enea, Giovanni Sandri, Head of BlackRock Italia e Massimo Tononi, Presidente Assonime – ha affrontato il tema degli effetti su Istituzioni, mercati e investitori degli attuali scenari geopolitici, interrogandosi sulle possibili misure da mettere in campo per gestire al meglio rischi, sfide e opportunità per l’Italia e l’Europa.
Su questo tema Marco Daviddi ha illustrato una panoramica del mondo industriale nel 2025 ed ha elaborato una previsione per il 2026: "Nel 2025 le aziende italiane hanno accelerato gli investimenti su queste direttrici. Vediamo soprattutto, come dati interessanti, la
crescita degli investimenti fissi lordi nel nostro paese di quasi il 3,5% rispetto all'anno precedente, la crescita degli investimenti in immobilizzazioni materiali di quasi il 4% rispetto all'anno scorso e, soprattutto, un dato molto importante che vediamo con grande interesse: una forte
crescita dell'attività di M&A delle aziende italiane, cioè sui mercati internazionali. Il 2026 parte con caratteristiche simili agli ultimi tre mesi del 2025, però chiaramente con diversi elementi di contesto esterno che possono cambiare in qualunque momento. Però, guardando lo scenario più a lungo termine, vediamo che chiaramente la spinta sugli investimenti deve continuare a essere cruciale".
Approfondendo invece le dinamiche internazionali, Antonio Arfè ha dichiarato: "Le
dinamiche e i rischi geopolitici sono ormai diventati una
condizione strutturale del contesto economico globale, che sta inducendo un riposizionamento strutturale degli attori economici con effetti destinati a durare nel tempo. In questo contesto le imprese italiane sono chiamate a partecipare attivamente alla competizione in corso attraverso strategie di riduzione del rischio e di rafforzamento della resilienza delle catene del valore. La capacità di adattamento nel fronteggiare questi pericoli sarà una sfida fondamentale per il futuro delle nostre aziende"
Nel secondo panel, incentrato sul futuro dei board fra flessibilità e incertezza, Maria Grazia Buttiglieri, Managing Director Russell Reynolds Associates, Fabio Galli, Direttore Generale Assogestioni, Emma Marcandalli, Managing Director Protiviti, Giovanni Pirovano, Presidente Banca Mediolanum, Andrea Sironi, Presidente Generali, Giovanni Andrea Toselli, Presidente e Amministratore Delegato PwC Italia e Nicolò Zanghi, Partner KPMG Advisory, si sono confrontati su come il contesto geopolitico influisca sulla composizione dei board e sulle competenze considerate strategiche, su quali modelli e soluzioni organizzative si possano adottare a supporto della governance, su quali azioni siano necessarie per trovare un nuovo equilibrio, sulle responsabilità degli amministratori e sul quadro regolatorio.
Approfondendo quindi il tema della regolamentazione, Giovanni Andrea Toselli ha spiegato: "Il problema generale della regolamentazione è
avere norme che possano anticipare i trend, e questa è una cosa molto difficile, ovviamente. In seconda battuta, la regolamentazione può in qualche modo
smussare i picchi dei trend economici e di business, in modo da donare un minimo di stabilità anche per la gestione dell'impresa. Non è facile, ma ovviamente la regolamentazione è un fatto importantissimo, un fatto imprescindibile. Io non credo che un mondo senza un'adeguata regolamentazione possa essere preferibile".
(Foto: Il sottosegretario del MEF Federrico Freni durante l'evento)