Oro rimbalza sin vista uscita USA da Iran: quotazioni oltre 4.700 dollari
Il metallo prezioso beneficia delle paroile del Presidente americano Donald Trump che vede l'uscita militare in "due o tre settimane"
(Teleborsa) - Prosegue il movimento di recupero dell'oro, che negli ultimi giorni è risalito dai minimi toccati a marzo, in risposta allo scoppio della crisi in Medioriente ed alle implicazioni per l'economia e la politica monetaria. Il mese di marzo è stato per il metallo prezioso il peggior mese da oltre un decennio, con una performance negativa paragonabile a quella registrata nel lontano 2013. Anzi, per il prezzo spot si tratta della peggiore performance dal 2008.
L'oro torna sopra i 4.700 dollari
Il future sull'oro per consegna giugno è tornato al di sopra dei 4.700 dollari, attestandosi a 4.759,15 Usd/oncia, in rialzo dell'1,67% rispetto a ieri, dopo aver toccato il 23 marzo minimi di 4.235 dollari e rispetto ad un picco intraday toccato a fine gennaio a 5.626 dollari. La performance dell'oro nell'ultimo mese è stata pessima, con un ribasso del 9,4%, mentre la variazione a tre mesi fa segnare un +9,6%. Nell'ultima settimana l'oro ha guadagnato circa il 4% risollevandosi dai minimi dell'anno.
Arriva la schiarita dall'Iran
A motivare la risalita dell'oro negli ultimi due giorni ha contribuito la de-escalation in Medioriente. Dopo aver ribadito più volte (non senza smentite di rito) che si stanno intrattenendo negoziati "molto positivi" con Teheran, il Presidente Trump ha annunciato ieri sera l'uscita delle forze militari statunitensi dall'Iran entro due o tre settimane, affermando che l'obiettivo di distruggere le infrastrutture nucleari dell?Iran è stato centrato. Anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio aveva parlato del raggiungimento degli obiettivi in Iran, anticipando che la fine del conflitto sdarebbe avvenuta nell'arco di "settimane, non mesi".
Le implicazioni di politica monetaria
La guerra in Medioriente e le ricadute sui prezzi dell'energia e sull'inflazione hanno ovviamente ripercussioni dirette sull'0economia e sulla politica monetaria, condizionando fortemente e in negativo la performance dell'oro. Un'inflazione più elevata, infatti, rischia di indurre le banche centrali - in primis Fed e BCE, ma anche Bank of England e Bank of Japan - a cambiare il corso della strategia di politica monetaria ed a passare ad una politica più restrittiva, rialzando i tassi di interesse. Un fattore molto negativo per l'oro, che viene svantaggiato da tassi più elevati.
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