Guerra, automotive e dual use: il Festival del Sarà arriva a Bologna con una ricerca inedita sulle opinioni degli italiani
Il 12 maggio alla Biblioteca di San Giorgio in Poggiale la quarta tappa dell'undicesima edizione di "Dialoghi sul futuro".
(Teleborsa) - Può esistere sviluppo sostenibile in un mondo in cui il multilateralismo è in crisi e la guerra torna a essere strumento di politica tra gli Stati? È la domanda al cuore della quarta tappa del Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro, che il 12 maggio approda a Bologna, alla Biblioteca d'Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale (ore 14.30), dopo le precedenti tappe di Bergamo, Roma e Torino.
L'undicesima edizione del Festival, ideata e diretta da Antonello Barone, si svolge sotto il titolo "L'era della Supremazia. Geopolitica. Tecnologia. Energia".
Una ricerca inedita: come gli italiani guardano a energia, automotive e dual use
Nel pomeriggio la presentazione di una ricerca originale firmata da Lorenzo Pregliasco di YouTrend: "Energia, Automotive e Dual Use: la sfida europea", condotta tra il 2 e il 5 marzo 2026 su un campione rappresentativo di 800 adulti residenti in Italia (margine di errore ±3,5%, metodo C.A.W.I.).
I dati rivelano un Paese incerto ma non indifferente. Alla domanda se l'Italia dovrebbe seguire il modello tedesco di potenziamento militare e investimento nell'industria a duplice uso civile-militare — il piano da oltre 1.000 miliardi di euro varato da Berlino per il decennio 2025-2035 — gli italiani si mostrano sostanzialmente divisi: il 39% si dichiara favorevole, il 36% contrario e un significativo 25% non sa. Una quota che segnala quanto il dibattito pubblico su questi temi fatichi ancora a trovare linguaggi condivisi.
Sugli effetti attesi di tali investimenti, le opinioni si frammentano in modo quasi paritario tra tre possibilità: il mantenimento dei livelli occupazionali nei settori in crisi come l'automotive (23%), il rafforzamento della deterrenza militare italiana ed europea contro minacce esterne (22%) e il sostegno alla ricerca e sviluppo con ricadute civili (22%). Il 18% non si attende alcun effetto, mentre il 26% non si esprime.
Più netto il giudizio sulla svolta dell'Unione Europea sul Green New Deal e il rallentamento della transizione verso l'auto elettrica: il 52% degli italiani approva la decisione, contro il 31% che la ritiene un errore. Il dato si polarizza nettamente lungo le linee del consenso politico: tra chi approva l'operato del governo italiano la quota dei favorevoli alla scelta europea sale al 74%, mentre tra i critici dell'esecutivo scende al 42% e i contrari raggiungono il 45%.
Alla stessa domanda "L'Unione Europea ha cambiato la propria posizione sul cosiddetto Green New Deal, rallentando la transizione verso l’uso dell’auto elettrica. A tuo avviso…" fra gli elettori che ritengono che abbia 'fatto bene' guidano la classifica quelli di Futuro nazionale, seguiti da elettori FDI, Forza Italia, Lega, M5s, seguono gli Astenuti e poi Azione/IV/+Eu, altri partiti, PD, AVS.
(Foto: Photo by John Schnobrich on Unsplash)
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