Biennale di Venezia, "Ciclica" di Jacopo Di Cera: l’arte del riuso accende i riflettori sul climate change
Nel Padiglione della Sierra Leone una videoinstallazione composta da 36 monitor recuperati e rigenerati trasforma i rifiuti elettronici in un dispositivo poetico e politico sulla crisi ambientale
(Teleborsa) - Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, il cambiamento climatico prende forma attraverso immagini, ombre e tecnologia recuperata. Nel Padiglione Nazionale della Sierra Leone, curato da Sandro Orlandi Stagl e Willy Montini, sotto la guida della Commissaria S.E. Dr.ssa Fatima Maada Bio, l’artista italiano Jacopo Di Cera presenta "Ciclica", un’installazione multimediale che intreccia arte digitale, sostenibilità e riflessione sull’impatto ambientale dell’iperconsumo tecnologico.
L’opera, curata da Rebecca Pedrazzi, si sviluppa come un trittico digitale ispirato alle pale medievali: nascita, vita e morte della Terra diventano i tre atti di una liturgia contemporanea dedicata alla crisi climatica. Al centro della videoinstallazione, la performer Lidia Carew interpreta Gea, figura simbolica della natura attraversata da trasformazioni e collassi ambientali. L’opera è accompagnata dalla musica originale del composer MKDB con la traccia omonima "Ciclica".
"Ciclica nasce all’interno del Padiglione della Sierra Leone e vuole sensibilizzare su uno dei temi più contemporanei che ci tocca ogni giorno, il climate change", spiega Di Cera. "L’arte ha il dovere di creare una scossa, di dare un pugno in pancia per trasformare la consapevolezza in azione".
Il cuore concettuale dell’opera non risiede soltanto nelle immagini, ma anche nei materiali utilizzati. L’installazione è composta da 36 monitor upcycled recuperati da So Much Trash Studio: schermi ancora funzionanti ma scartati dal mercato perché economicamente obsoleti. Una scelta che trasforma il medium stesso in messaggio.
"I materiali raccontano già questa storia", spiega Tim, fondatore dello studio. "Lavoro con componenti elettronici e monitor buttati via semplicemente perché ammortizzati dal punto di vista economico. È questa l’assurdità: hanno ancora valore, ma il sistema non li considera più tali".
L’installazione porta così dentro la Biennale il tema crescente dei rifiuti elettronici, uno dei problemi ambientali più urgenti a livello globale. Secondo i dati ONU citati dagli artisti, solo nel 2022 sarebbero state smaltite quasi 6 milioni di tonnellate di monitor e display, spesso senza reali processi di riciclo. Una parte consistente di questi materiali finisce in enormi discariche tecnologiche, soprattutto nei Paesi africani.
"Non stiamo producendo nuova tecnologia: stiamo riutilizzando ciò che già esiste", sottolinea Tim. "Vogliamo che il pubblico veda l’assurdità di un sistema economico che sostituisce continuamente dispositivi perfettamente funzionanti solo perché può permettersi di comprarne di nuovi".
In "Ciclica" gli schermi non vengono nascosti né resi uniformi: imperfezioni, segni del tempo e differenze strutturali restano visibili e diventano parte integrante della narrazione estetica. Un linguaggio che rompe con la perfezione levigata delle tradizionali video wall e introduce una riflessione diretta sul rapporto tra consumo, obsolescenza programmata e sostenibilità.
L’opera si inserisce nel progetto curatoriale "Mondi Presenti / Worlds of Today" del Padiglione della Sierra Leone, dedicato ai temi della resilienza, delle trasformazioni ambientali e delle nuove forme di coesistenza globale.
Per Di Cera, che da anni lavora sul rapporto tra uomo, ambiente e percezione attraverso visioni zenitali e giochi di ombre, "Ciclica" rappresenta l’evoluzione naturale di una ricerca artistica già affrontata in precedenti opere dedicate allo scioglimento dei ghiacciai e alle fragilità ambientali.
"La crisi climatica non è più qualcosa di distante", osserva l’artista. "È un processo già in atto che altera la continuità tra nascita, vita e dissoluzione. Con Ciclica ho voluto trasformare questa consapevolezza in un’esperienza visiva ed emotiva".
"La ricerca artistica di Jacopo Di Cera offre una visione del mondo contemporaneo in cui le dimensioni e le differenze sembrano annullarsi, aderendo perfettamente al tema del nostro Padiglione e dell’intera Biennale – afferma Montini in occasione dell’apertura ufficiale del Padiglione - La sua installazione rappresenta una riflessione profonda su cosa significhi oggi essere un artista multimediale: un interprete del proprio tempo e della propria generazione, capace di esprimersi con libertà e autenticità. L’opera presentata, intitolata "Ciclica", affronta una delle questioni più urgenti del nostro presente: il cambiamento climatico.
Per noi, che rappresentiamo qui la Sierra Leone, questo tema assume un significato ancora più forte e concreto. I cambiamenti climatici sono infatti al centro della riflessione dell’intera Biennale e costituiscono un invito collettivo a sviluppare una consapevolezza più profonda e responsabile verso il futuro del nostro pianeta".
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026, il Padiglione della Sierra Leone diventa così uno spazio dove arte e sostenibilità si incontrano non soltanto sul piano teorico, ma anche attraverso una pratica concreta di riuso tecnologico. Un progetto che dimostra come persino gli scarti dell’economia digitale possano trasformarsi in materia narrativa e strumento di riflessione collettiva sul futuro del pianeta.
In sintonia con il tema della 61. Biennale di Venezia, In Minor Keys, per la sua prima partecipazione storica alla Biennale Arte, il padiglione della Sierra Leone riunisce artisti del paese africano, dell’area ECOWAS e della scena internazionale in un dialogo dedicato a memoria, sostenibilità, giustizia ambientale e nuove forme di comunità. Superando il concetto tradizionale di padiglione nazionale, il progetto apre a una visione transnazionale e panafricana, trasformando lo spazio espositivo in una piattaforma di relazione culturale e civile. Mondi Presenti propone l’Africa Occidentale come laboratorio contemporaneo di nuovi umanesimi e di possibili futuri condivisi.
(Foto: foto di Olivia Rainaldi)
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