Etifor, report “Deforestation Made in Italy”: 31mila ettari di foreste persi ogni anno
(Teleborsa) - Le filiere produttive italiane, compresi alcuni settori di eccellenza del Made in Italy, compromettono annualmente oltre 31mila ettari di foresta, superficie pari a circa 45mila campi da calcio regolamentari, e sono responsabili, in media, dell’emissione di 9,45 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Il 53% della deforestazione incorporata nei consumi italiani si concentra in due sole categorie di prodotti, olio di palma e prodotti bovini come carni o pelli, e in due soli paesi: Indonesia e Brasile. Solo un cambio di paradigma nella produzione e nei consumi, supportato dall’applicazione del Regolamento europeo sui prodotti a deforestazione zero (EUDR), e un’assunzione collettiva di responsabilità nella gestione forestale possono contribuire a mitigare gli impatti, rafforzare la competitività, valorizzare la qualità dei prodotti e orientare il mercato verso una transizione equa, capace di coniugare obiettivi ambientali, diritti sociali e sviluppo locale.
E’ quanto emerge dal report "Deforestation Made in Italy", realizzato da B Corp Etifor e dall’Università degli Studi di Padova.
Accanto ai processi di deforestazione, cioè di conversione delle foreste in altre forme d’uso del suolo (ad esempio aree agricole, pascoli, aree urbane, miniere), il report prende in esame anche la crescente incidenza dei processi di degrado forestale, ovvero di riduzione della integrità, funzionalità ecologica e complessità delle foreste, con la conseguente perdita della capacità di fornire prodotti e servizi essenziali per l’uomo. I dati e le riflessioni raccolte nel report sono frutto anche del lavoro realizzato durante il progetto europeo EMMA4EU, cofinanziato dal programma Erasmus+ della Commissione Europea, che ha dato vita a una comunità internazionale di esperti operanti nel settore delle filiere a deforestazione zero e sviluppato percorsi di formazione specializzata in tale ambito.
Tra il 2005 e il 2023, i consumi di olio di palma, carne bovina, soia, legno, cacao, caffè e gomma naturale – continua - hanno messo a rischio circa 594mila ettari di foreste, collocando l’Italia al terzo posto in Europa per rischio pro capite di deforestazione incorporata nei consumi. L’olio di palma rappresenta la principale causa (34% del totale), seguito da prodotti bovini (18%), soia (15%), legno (13%) e cacao (12%).
Il rapporto evidenzia inoltre che la deforestazione globale continua a essere alimentata soprattutto dall’agricoltura industriale e richiama l’importanza del Regolamento europeo EUDR, che dal 2026 vieta l’immissione sul mercato di prodotti associati alla deforestazione. Gli autori sottolineano la necessità di rendere più sostenibili filiere produttive e consumi per ridurre gli impatti ambientali, tutelare la biodiversità e favorire uno sviluppo economico più responsabile.
"Nonostante una tendenza generale alla diminuzione del rischio di deforestazione incorporata nei consumi italiani, dovuta soprattutto a iniziative volontarie di alcuni settori industriali e all’impegno dell’UE prima che cambiassero le priorità geopolitiche globali nell’era post-pandemica, il nostro sistema continua ad avere grandi responsabilità sugli impatti delle filiere del Made in Italy. Occorrono pertanto importanti azioni collettive: piena attuazione dell’EUDR senza ulteriori semplificazioni e ritardi, impegno concreto delle imprese per filiere a deforestazione zero, rafforzamento del monitoraggio indipendente e, soprattutto, una transizione verso modelli di consumo più sostenibili. Un cambiamento strutturale di paradigma economico verso una bioeconomia circolare e basata su principi di sufficienza e di responsabilità condivise è essenziale per ridurre gli impatti e garantire benefici ambientali, sociali ed economici duraturi", spiegano Mauro Masiero e Giovanni Bausano, curatori del report.
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