Concerti oltre il miliardo di spesa, ma il 91,6% va al pop: la classica resta marginale
Il Rapporto SIAE fotografa un mercato che genera più valore con lo stesso pubblico. Il nodo della formazione degli ascoltatori
(Teleborsa) - La musica dal vivo ha superato per la prima volta il miliardo di euro di spesa del pubblico, ma la distribuzione del valore resta fortemente asimmetrica tra i generi. Secondo il Rapporto SIAE 2025, presentato a Roma lo scorso 26 giugno, nel 2025 i concerti hanno generato 1,162 miliardi di euro di spesa, in crescita del 17,5% sui 989,3 milioni dell'anno precedente, con 67.890 eventi (+3,6%) e 31,5 milioni di spettatori (+8,7%). Con appena il 2% degli eventi complessivi, il macro-settore concentra il 27% della spesa dell'intero sistema dello spettacolo, che nel suo insieme ha raggiunto 4,3 miliardi di euro (+7%) a fronte di un numero di eventi in lieve calo e di un pubblico sostanzialmente stabile.
All'interno del comparto concertistico, però, il segmento pop, rock e leggera raccoglie da solo il 57,7% dell'offerta, l'83,8% del pubblico e il 91,6% della spesa complessiva.
In questo quadro la musica classica registra una crescita e conferma, secondo la rilevazione, una presenza diffusa sul territorio ma un peso economico contenuto, mentre la lirica viene indicata tra i settori in migliore stato di salute. Il dato restituisce un'asimmetria strutturale: il genere mantiene e amplia la propria base di pubblico, ma la capacità di generare valore per evento resta distante da quella del mercato pop, che assorbe oltre nove decimi della spesa concertistica. La spesa media individuale per un concerto è salita a 36,88 euro (+8,1%), con un introito medio per evento di 17.117 euro (+13,3%): valori che riflettono in larga misura la struttura dei prezzi del segmento dominante.
È sul versante della formazione del pubblico futuro che si concentrano le preoccupazioni degli operatori del settore. Epifanio Comis, direttore d'orchestra e docente di pianoforte, già direttore del conservatorio di Catania dal 2019 al 2025 e fondatore dell'orchestra La Sinfonica Vincenzo Bellini, osserva il fenomeno dalla posizione di chi forma gli esecutori destinati alle sale da concerto. Il punto sollevato riguarda la capacità di ascolto prolungato richiesta dal repertorio sinfonico, che secondo il docente si sta riducendo in particolare tra i più giovani, in un contesto in cui l'utente medio di internet dedica ai social network due ore e ventuno minuti al giorno secondo la rilevazione DataReportal aggiornata ad aprile 2026, valore in lieve flessione rispetto ai 143 minuti dell'anno precedente.
La riflessione si innesta su un percorso professionale che ha visto Comis ridurre a partire dal 2005 l'attività concertistica per dedicarsi all'insegnamento. "Il desiderio di portare avanti un'impostazione metodologica riconoscibile, che andasse oltre la concezione di un metodo: creare una scuola ianistica", spiega il docente, che è anche direttore artistico del Ljubljana Festival International Piano Competition e tiene masterclass presso istituzioni tra cui la Manhattan School of Music, l'Accademia Chopin di Varsavia, la Duke University e il Conservatorio di Shanghai.
Il valore economico della formazione di alto livello si misura, in questo comparto, attraverso l'accesso dei diplomati al circuito dei concorsi internazionali, che costituisce il principale canale di ingresso nel mercato professionale e il riferimento per agenti e direzioni artistiche dei teatri.
L'attività didattica di Comis ha prodotto, secondo quanto riferito, allievi affermatisi in competizioni tra cui il Concorso Busoni, il Queen Elisabeth, il Cajkovskij di Mosca, il Franz Liszt di Budapest, il Deutsche Telekom Beethoven di Bonn, il Concours de Genève e il Chopin di Varsavia.
Sul piano del metodo, l'impostazione si fonda su principi di meccanica applicata all'esecuzione. "Il mio insegnamento si basa sulle leggi della fisica, sfruttando la forza gravitazionale delle leve, fondamentale per un approccio allo strumento naturale e ineccepibile in termini di fraseggio musicale", precisa Comis, descrivendo un procedimento in cui "il peso scivola da un dito all'altro per staccare o legare una nota". La componente tecnica, aggiunge, "è il mezzo per esprimersi e non il fine. Lo scopo è superare il mero virtuosismo e fare spazio all'immaginazione creativa": un processo di apprendimento che richiede tempi lunghi e che si colloca su un piano opposto rispetto alle modalità di fruizione dei contenuti digitali.
La lettura del fenomeno richiede però alcune cautele. I dati SIAE segnalano per la classica una dinamica di crescita e non di contrazione, circostanza che ridimensiona l'ipotesi di un'erosione della base di pubblico e sposta il problema sul terreno del valore economico generato per evento anziché su quello dell'affluenza. Il dato sul tempo dedicato ai social network è inoltre di rilevazione globale e riferito agli utenti internet, non declinato sul mercato italiano né sui frequentatori di sale da concerto, e mostra una flessione anziché un incremento. Resta infine non dimostrata la relazione causale tra consumo di contenuti digitali e propensione all'ascolto prolungato: le due variabili possono muoversi in parallelo senza che l'una determini l'altra, e la stessa crescita del pubblico concertistico registrata nel 2025 si è realizzata in un contesto di diffusione dei social network già consolidata.
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