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Midterm USA, l'onda blu spiazza l'AI ma non i mercati: perché è un evento che "pulisce" il quadro

Il veto di Trump limita però la portata del voto

Finanza
Midterm USA, l'onda blu spiazza l'AI ma non i mercati: perché è un evento che "pulisce" il quadro
(Teleborsa) - La vittoria dei Democratici era nello scenario di base di quasi tutte le case d'investimento. La sorpresa è stata la sua ampiezza. Con lo scrutinio ancora in corso, il partito ha conquistato entrambe le Camere del Congresso e strappato ai Repubblicani Stati considerati roccaforti conservatrici, come Texas, South Carolina e Kansas. Per Nabil Milali, Portfolio Manager Multi-Asset di Edmond de Rothschild AM, si tratta della "sconfitta più cocente per un presidente in carica dal 1946". Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, sottolinea il paradosso: nel 2024 i Democratici avevano perso la Casa Bianca su inflazione e costo della vita, e due anni dopo Trump perde il Congresso "per… gli stessi motivi".

La reazione dei mercati: dalla paura al sollievo

La prima reazione è stata negativa, guidata dai titoli legati all'intelligenza artificiale in Asia. Nel corso della notte i future sugli indici statunitensi hanno perso fino al 2%. Con il consolidarsi dei risultati, e con la disponibilità di Trump ad accettare l'esito del voto, il sentiment si è però girato. In Europa lo Stoxx 600 si è portato sui massimi da due mesi, i future di Wall Street sono tornati in positivo e il rendimento del Treasury decennale è sceso sotto il 4,95%.

Le banche europee hanno messo a segno la seduta migliore da maggio, e le rinnovabili hanno corso: Orsted, Vestas e Nordex guadagnano tra il 3% e il 6%. In calo invece la difesa, con BAE Systems, Rheinmetall e i big statunitensi in rosso, e soprattutto Tesla e SpaceX nel pre-market. Il dollaro è sceso ai minimi da un mese.

Il punto di convergenza: un "cleaner event" che non cambia la rotta

Un filo comune tra gli analisti è che la nettezza del risultato rappresenta di per sé una buona notizia. Per Luigi de Bellis, CEO di Equita, il midterm è un "cleaner event" che riduce alcune incertezze senza intaccare i driver strutturali. Raphael Olszyna-Marzys di J. Safra Sarasin osserva che un esito così chiaro non ha lasciato a Trump margini per contestarlo e ha eliminato il relativo premio per il rischio. Anche ING sottolinea che la transizione ordinata favorisce il sentiment.

Un secondo punto condiviso è che il veto presidenziale ridimensiona la portata del voto. Steve Chiavarone, CIO Global Equities di Federated Hermes, ricorda che solo una maggioranza a prova di veto e di ostruzionismo avrebbe cambiato davvero la politica fiscale e monetaria, e i Democratici non sembrano averla raggiunta. Milali individua però un rischio di coda: se i seggi al Senato salissero fino a 57, basterebbero una decina di defezioni repubblicane per arrivare ai due terzi, uno scenario che giudica comunque improbabile.

Thomas Mucha, Geopolitical Strategist di Wellington Management, sintetizza così: "un vincolo non equivale a un'inversione di rotta". Politica estera e commerciale restano in gran parte nelle mani della Casa Bianca. Secondo Mucha, anzi, i maggiori vincoli interni potrebbero spingere Trump a un maggiore attivismo all'estero. Per questo invita a non leggere il voto come una riduzione del rischio geopolitico.

AI e data center sotto la lente

Il tema settoriale dominante è l'intelligenza artificiale. Per Milali la vera partita per i mercati si è giocata nella corsa a governatore del Texas, Stato che pesa per quasi un terzo della capacità di data center degli Stati Uniti. Il repubblicano Abbott, favorito nei sondaggi, ha perso contro la democratica Hinojosa, che ha incentrato la campagna sulla regolamentazione delle big tech. A questo si aggiungono una ventina di misure locali restrittive approvate in un'area che vale 170 dei 300 GW di capacità prevista.

Le letture però divergono. Olszyna-Marzys ritiene ora più probabile una moratoria, con permessi più lenti e maggiori costi a carico degli hyperscaler, ma la considera già in buona parte scontata. Lizzy Galbraith di Aberdeen Investments vede possibili revisioni dei crediti d'imposta e regole urbanistiche più severe. Sul fronte opposto, Thozet giudica le implicazioni "più articolate che apertamente negative", perché entrambi i partiti hanno interesse a preservare crescita e gettito. Equita ribadisce che la rilevanza strategica dell'AI resta bipartisan. Tim Murray di T. Rowe Price si aspetta una "lente bipartisan più severa", in grado di pesare sul sentiment e ritardare alcuni progetti anche senza nuove leggi.

Treasury e deficit: il vero spartiacque

È sul reddito fisso che le visioni si separano più nettamente. Equita, J. Safra Sarasin ed Edmond de Rothschild vedono nello stallo istituzionale un freno all'espansione del deficit, con un effetto positivo sui Treasury e un minore premio a termine. Il campo opposto è altrettanto nutrito. Per Thozet, scontro politico e disciplina fiscale "difficilmente vanno di pari passo", e le scadenze lunghe restano esposte. Murray ricorda che gran parte dello stimolo del One Big Beautiful Bill Act è già operativo. Galbraith si spinge oltre e prevede un moderato allentamento fiscale: il ripristino dei fondi per la sanità diventerebbe la contropartita per nuovi stanziamenti alla difesa. Uno schema simile al Bipartisan Budget Act del 2019 evocato da Carmignac, e coerente con le misure "moderatamente espansive" citate da Federated Hermes.

Blerina Uruçi, Chief U.S. Economist di T. Rowe Price, stima un deficit intorno al 5,7% del Pil nel 2027. Il voto inciderà più sulla composizione che sulla dimensione. Le scadenze da monitorare sono la fine della continuing resolution l'11 dicembre e il tetto del debito da 41.100 miliardi, che dovrebbe essere raggiunto a metà 2027.

Fed, dollaro e inflazione

Sulla Fed il consenso è ampio. Un Senato democratico rafforza la tutela dell'indipendenza della banca centrale e potrà respingere candidati troppo vicini alla Casa Bianca, un punto rilevante in vista della scadenza del mandato di Powell come governatore nel 2028. Resta però il nodo inflazione: Uruçi si aspetta che la Fed continui ad alzare i tassi nel 2027. ING avverte che petrolio, guerra con l'Iran e dazi restano variabili imprevedibili. Per Olszyna-Marzys il voto ha mostrato quanto la guerra sia impopolare, e questo rende meno probabile una nuova escalation.

Sul dollaro le opinioni sono opposte. Murray ipotizza un certo sostegno da una presidenza con meno margini di manovra. Thozet lo vede invece vulnerabile, tra squilibri fiscali e minore credibilità delle politiche economiche.

Vincitori e vinti

Carmignac indica tra i più esposti le società focalizzate sul mercato interno USA e sensibili alla fiscalità, come banche, retailer, assistenza sanitaria gestita e telecom, per il possibile ritorno in agenda di un aumento delle imposte societarie. Murray aggiunge che per i finanziari si affievolisce il vento della deregolamentazione. Tra i beneficiari, Thozet cita le reti elettriche e l'elettrificazione, terreno di convergenza tra i due partiti. Mucha allarga il discorso: sicurezza economica, difesa, minerali critici, semiconduttori ed energia restano temi bipartisan, a sostegno della tesi della "Era della resilienza". Il suo messaggio di fondo è che le elezioni cambiano il percorso e la velocità, non la destinazione.

La statistica gioca a favore

Quasi tutti richiamano la stagionalità positiva. Secondo Federated Hermes, l'S&P 500 non chiude in negativo i 12 mesi successivi a un midterm da 88 anni, con un rendimento medio del 14%. J. Safra Sarasin rileva che un Congresso interamente democratico è stato lo scenario migliore, con un +8,8% medio nei tre mesi successivi. Unica voce più prudente quella di Murray, secondo cui il tradizionale rialzo potrebbe essere meno marcato, dato che l'esito era già ampiamente scontato.

Resta aperta la domanda politica posta da Galbraith: si tratta di una reazione transitoria alla frustrazione verso Trump, o del segnale di un allargamento duraturo della mappa elettorale democratica? La risposta arriverà con le primarie del 2028.
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