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Sabato 7 Dicembre 2019, ore 15.06
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Debitoribus nostris

Chi non può pagare, chi non vuole, chi lo fa con i soldi degli altri.

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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La Schuldturm, la torre in cui nel Medio Evo venivano rinchiusi i debitori. Norimberga.I guai cominciano quando i debitori diventano più ricchi. Per restare ancora un momento in Africa, uno dei paesi più ricchi del continente, la Nigeria, è anche quello che ha dato negli anni più filo da torcere ai creditori. Alla fine ha ristrutturato solo una volta e da qualche tempo ha rimesso a posto le sue finanze e le sue banche, ma è stata la sua ricchezza che ha portato corruzione, instabilità politica e, in certi momenti, la megalomania della sua classe dirigente.

Populismo e megalomania sono state piaghe endemiche dell’America Latina, (un’area molto più ricca e industrializzata dell’Africa) nella cui storia possiamo trovare alcuni tra i peggiori debitori del pianeta. Il caudillo che con voce tenorile proclama davanti a parlamenti e folle osannanti la ferma volontà di non pagare i debiti (solo agli stranieri, guarda caso) è la peggiore sciagura per un creditore. Curiosamente uno dei personaggi che più potrebbero avvicinarsi a questo ritratto, il venezuelano Chavez, è sempre stato un pagatore scrupoloso, a differenza di quel Fidel Castro cui si ispira che, appena salito al potere, non ha esitato un momento a proclamare il default.

L’Argentina, nonostante l’enormità delle sue ricchezze, è un bancarottiere seriale che spenna sistematicamente i suoi creditori e, nonostante questo, diventa in termini relativi sempre più povero. In Italia qualcuno ha voluto guardare alla breve ripresa dopo il default del 2001 (trainata dal rialzo della soia e del petrolio) e ne ha ricavato la brillante idea che il default è un grande affare. In realtà è quasi sempre vero il contrario. I paesi abituati al default (si veda anche la Giamaica, per restare nell’area) perdono l’incentivo ad affrontare i loro problemi strutturali e tendono anzi ad aggravarli progressivamente.

È bastata una modesta correzione del corso delle materie prime per riportare l’Argentina nell’instabilità sociale e politica, nella stagnazione e nell’inflazione. Attenzione, però. Il possibile default sui bond esteri, nelle prossime settimane, non sarà, per una volta, dovuto alla non capacità o volontà di pagare, ma a una sentenza di un tribunale americano che obbliga l’Argentina a rimborsare anche i creditori che non hanno aderito alle due ristrutturazioni del 2005 e del 2010.

Per quanto in veloce deterioramento, la posizione finanziaria dell’Argentina non è ancora compromessa. Il debito pubblico interno è pari al 22 per cento del Pil, quello verso l’estero è del 18 (del 34 se si include quello delle banche). Le partite correnti sono in pareggio. La Kirchner non sembra volere sfruttare l’occasione per un nuovo default generalizzato, e le cedole di dicembre verranno probabilmente pagate.

(Nella foto la Schuldturm, la torre in cui nel Medio Evo venivano rinchiusi i debitori. Norimberga.)

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