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Venerdì 20 Ottobre 2017, ore 03.43
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Oro e petrolio

Grande occasione o trappola per i compratori?

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Tanto più dovrebbero servire, oro e petrolio, nelle fasi in cui l’economia globale è in espansione. Il petrolio per soddisfare la crescita della domanda tipica delle fasi di ripresa e l’oro per proteggere dall’inflazione che di solito accompagna la seconda fase del ciclo.

E invece, proprio mentre Wall Street fa segnare il massimo livello di tutti i tempi e mentre i bond si mantengono fortissimi, ecco che petrolio e oro scivolano clamorosamente e se ne tornano sui livelli dell’autunno 2010, quando l’espansione aveva solo un anno di vita. In un mondo in cui quasi tutto è caro o comunque sui massimi, il petrolio a 77 dollari e l’oro a 1140 sono una grande tentazione. Per non parlare delle azioni delle società aurifere e petrolifere, alcune delle quali, da un mese in qua, si sono addirittura dimezzate di valore. Ma ha senso lasciarsi tentare o è solo una trappola?

La stazione Olaya della metropolitana di RiyadhGuardiamo ai cicli espansivi precedenti, quello degli anni Novanta e quello degli anni Duemila. Nel primo caso oro e petrolio rimasero stabili e forti nella prima metà del decennio e poi, mentre l’economia continuava a crescere, se ne scesero fin quasi a dimezzarsi. Il greggio stette a 20 dollari fino alla fine del 1996 e poi arrivò tristemente a 10 nel 1999, proprio mentre le borse iniziavano ad abbandonarsi all’euforia di una crescita senza limite basata sulle nuove tecnologie. L’oro, dal canto suo, restò sui 400 dollari fino al 1996 e sprofondò a 250 nel 1999 (molte banche centrali europee vendettero proprio sui minimi).

Gli anni Duemila andarono diversamente. Oro e petrolio salirono infatti ininterrottamente. Il primo si portò dai 250 dollari del 2001 ai 1000 d’inizio 2008, il secondo dai 15 del 2001 ai 145 toccati nell’estate 2008, poco prima della catastrofe.

La differenza tra i due cicli è evidente. Il primo rappresenta la regola, il secondo l’eccezione.

Le materie prime seguono infatti, normalmente, un ciclo diverso da quello delle borse. L’azionario tocca i massimi a fine ciclo (dimostrando puntualmente di non avere nessuna capacità di previsione sul crash economico imminente), mentre le materie prime lo toccano a metà ciclo. La ragione è semplice. Le società minerarie e petrolifere, prima di avviare nuovi investimenti, aspettano che il ciclo economico confermi la sua forza. Tipicamente, quindi, non si muovono nel primo anno di una ripresa, ma nel terzo. Gli investimenti avviati nel terzo anno cominciano a dare risultati nel quinto e nel sesto anno. A quel punto la domanda continua a crescere, certo, ma l’offerta cresce ancora di più e fa scendere i prezzi.

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