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Sabato 18 Novembre 2017, ore 22.19
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Oro e petrolio

Grande occasione o trappola per i compratori?

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Il ciclo degli anni Duemila andò diversamente per via di un nuovo soggetto, la Cina, che proprio in quegli anni aveva preso a crescere a tassi elevati e a divorare materie prime, quasi indifferente al loro prezzo.

Non in tutti i decenni, però, c’è una nuova Cina da accomodare e quindi, in questi nostri anni Dieci, tutto fa pensare che il ciclo delle materie prime torni alla sua normalità. Poiché siamo all’anno sesto della ripresa, ecco che una grande quantità di nuova produzione, frutto degli investimenti avviati dalle società minerarie tra il 2011 e il 2012, inizia a entrare in circolo e a deprimere i prezzi.

Se poi la Cina era stata nel decennio scorso una sorpresa sul lato della domanda, in questo nostro decennio la sorpresa è sul lato dell’offerta. La massiccia entrata in produzione di greggio e gas non convenzionali negli Stati Uniti è un fatto senza precedenti nelle sue proporzioni e altera il ciclo dei prezzi tradizionale, accentuandolo.

La stazione Qasr al Hokm della metropolitana di RiyadhPoiché finora nessuno dei grandi produttori ha annunciato tagli di produzione (con prezzi bassi la tentazione è semmai quella di estrarre di più), lo squilibrio tra domanda e offerta produrrà probabilmente, nei prossimi mesi, prezzi ancora più bassi o comunque non più alti. Un accordo con l’Iran sul nucleare, possibile in tempi brevi, potrebbe porre fine alle sanzioni e portare altro greggio sul mercato. Il nuovo Congresso americano a maggioranza repubblicana darà poi via libera a nuovi gasdotti e oleodotti e liberalizzerà le esportazioni, immettendo altra produzione sul mercato internazionale.

La produzione di greggio verrà dunque tagliata solo marginalmente, là dove costa di più (nelle acque profonde al largo del Brasile o del Golfo di Guinea) o dove è più esposta alla concorrenza della nuova produzione americana (il light nigeriano). Poiché Russia e Venezuela continueranno a produrre più che possono, alla fine la partita verrà giocata tra i sauditi (che hanno la forza economica per permettersi tagli di produzione) e i nuovi produttori americani di shale oil, più elastici rispetto ai prezzi in quanto privati. Ci vorranno ancora dei mesi prima che sia trovato un nuovo equilibrio.

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