Yen ai minimi dal 1986: la valuta giapponese sfonda quota 162 sul dollaro
Crescono i timori di intervento di Tokyo.
(Teleborsa) - Lo yen giapponese è sceso martedì al livello più debole rispetto al dollaro dal 1986, toccando 162,27 per dollaro in avvio di contrattazioni asiatiche, il minimo in quasi quattro decenni, per poi accelerare ulteriormente fino a un picco di 162,41, il massimo da dicembre 1986. La valuta nipponica si avvia così a chiudere il secondo trimestre con un calo di quasi il 2% sul dollaro, il quarto trimestre consecutivo di flessione.
Il movimento arriva nonostante la Bank of Japan abbia recentemente alzato il tasso di riferimento all'1%, il livello più alto in oltre tre decenni. Il rialzo, tuttavia, non è bastato a invertire la tendenza, poiché l'ampio differenziale tra i tassi d'interesse di Giappone e Stati Uniti continua a favorire il carry trade, con lo yen che resta la principale "funding currency": gli investitori prendono a prestito yen a basso costo per investire in asset a rendimento più elevato denominati in dollari.
"USD/JPY continua a salire, alimentando i timori di un nuovo round di intervento valutario da parte delle autorità giapponesi. Va ricordato che la Bank of Japan ha venduto circa 70 miliardi di dollari tra fine aprile e inizio maggio, quando USD/JPY aveva iniziato a scambiare sopra 160. Mentre 162 è ampiamente considerato come un'altra 'linea rossa' (corrispondente al massimo del 2024), Tokyo potrebbe preferire attendere le condizioni di mercato rarefatte di venerdì, complice la festività USA", ha commentato Chris Turner, Global Head of Markets di ING. "C'è anche la possibilità che Tokyo attenda fino a poco prima della prossima festività pubblica giapponese, se dovesse ripetersi lo schema del 2024: questo punterebbe alla finestra del 16-17 luglio, prima della festività del Marine Day il 20", ha aggiunto.
L'analista conclude però con una nota di cautela sull'efficacia dello strumento: "Un'inversione richiederebbe non solo rialzi dei tassi BoJ piuttosto drastici, ma anche un'inversione del trend generale del dollaro, quest'ultima possibile solo molto più avanti nell'anno, una volta esaurita l'attuale fase di falco della Fed".
Sulla stessa linea Intesa Sanpaolo, secondo cui "il mercato ha ignorato l'ennesimo richiamo verbale del ministro delle finanze giapponese Katayama e continua a spingere al rialzo il biglietto verde, con lo yen che rimane la 'funding currency' per i carry trade. I rischi di un intervento sul mercato sono aumentati, ma riteniamo che solamente un coordinamento tra Fed e BoJ/MoF potrebbe risultare efficace. Il nuovo target di breve periodo diventa a questo punto 163,00".
I dati sull'occupazione USA, attesi giovedì, rappresentano il prossimo catalizzatore per i mercati valutari: secondo un sondaggio Reuters, gli economisti si attendono la creazione di 110.000 posti di lavoro lo scorso mese, con il tasso di disoccupazione stabile al 4,3%. Se dovessero deludere indebolirebbero le attese per un rialzo dei tassi da parte della Fed, facendo guadagnare tempo a Tokyo.
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