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Rifiuti, Unirima: riciclo plastica in crisi strutturale, tenuta filiera a rischio

Costi in aumento e mercati in contrazione

Economia
Rifiuti, Unirima: riciclo plastica in crisi strutturale, tenuta filiera a rischio
(Teleborsa) - Il settore del recupero delle plastiche provenienti da attività economiche attraversa una crisi strutturale senza precedenti recenti, costi di gestione in aumento, quotazioni dei materiali recuperati in forte calo e sbocchi commerciali sempre più limitati. A lanciare l’allarme è Unirima, l’Unione nazionale imprese raccolta, recupero, riciclo e commercio dei maceri e altri materiali.

Il problema - si legge - non è più soltanto quanto valga il materiale recuperato, ma se esista ancora un mercato disposto ad acquistarlo. La concorrenza dei polimeri vergini a basso costo e la contrazione della domanda di materiali riciclati stanno compromettendo l’equilibrio economico delle attività di recupero rendendo il riciclo della plastica sempre meno competitivo.

A tutto ciò si aggiunge la progressiva scomparsa degli sbocchi commerciali e le nuove restrizioni europee sulle esportazioni introdotte dal Regolamento Ue 2024/1157 che blocca le esportazioni di plastica verso i Paesi extra Ue senza che siano disponibili alternative industriali in grado di assorbire i flussi prima destinati all’estero. Fattori che mettono a rischio la sostenibilità dell’intera filiera.

A perdere valore, in particolare materiali tradizionalmente recuperabili, da LDPE, PP e PP bags ad ABS, PE/PA, PET, PET/PE e PC/ABS. Materiali che trovano crescenti ostacoli alla loro effettiva reimmissione nei cicli produttivi.

Le criticità erano state segnalate per tempo. Oggi le conseguenze ricadono sull’intera filiera: dagli impianti di recupero alle imprese produttrici di rifiuti di plastica. In un numero crescente di casi, materiali che in passato generavano un ricavo comportano ora un costo per essere avviati al recupero. La forte contrazione fino all’azzeramento dei ricavi derivanti dalla vendita dei materiali si somma ai costi dell’energia, del trattamento e della gestione degli scarti di lavorazione. Il rischio è un progressivo indebolimento del recupero di materia, a vantaggio del recupero energetico o, dove consentito, dello smaltimento.

"L’economia circolare ha bisogno di mercati capaci di assorbire i materiali riciclati e di condizioni che consentano alle imprese di operare" evidenzia Carmelo Marangi Vicepresidente di Unirima con delega al settore plastica. "Senza domanda, competitività e interventi strutturali, gli obiettivi ambientali rischiano di scontrarsi con l’insostenibilità economica delle attività necessarie a raggiungerli".

“Si apre ora una riflessione che riguarda direttamente il mondo produttivo: le aziende saranno disposte a sostenere costi crescenti per continuare a destinare i propri scarti al recupero di materia, oppure sceglieranno, dove consentito, il recupero energetico o lo smaltimento? Quando recuperare materia non è più un vantaggio economico ma diventa un costo, la responsabilità ambientale resta fondamentale, ma da sola non può sostenere l’intera filiera. Occorrono condizioni che rendano il recupero di materia dai rifiuti una scelta concretamente praticabile e duratura” afferma Martina Finotto, consigliere Unirima.

L’appello dell’Associazione - chiude la nota - è quindi a intervenire sulle condizioni economiche e industriali del settore della plastica: sostenere la domanda di materiali riciclati, favorirne l’impiego e accompagnare le nuove restrizioni con alternative effettivamente disponibili. Per realizzare la transizione ecologica, il recupero di materia deve essere sostenibile anche per le imprese chiamate a realizzarlo.
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