Lavoro, Istat: a fine settembre 2, 5 milioni dipendenti in attesa rinnovo
(Teleborsa) - Alla fine di settembre 2026, per l’insieme dei settori economici, i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica sono 56 e riguardano l’80,8% dei dipendenti (circa 10,6 milioni). Tale percentuale sale all’89,1% nel settore privato ed è pari al 50,7% nella pubblica amministrazione. Lo rende noto l'Istat spiegando che nel corso del terzo trimestre 2026 sono stati recepiti 7 contratti, tutti relativi alla pubblica amministrazione.
A fine settembre 2026, i contratti in attesa di rinnovo sono 19 e coinvolgono circa 2,5 milioni di dipendenti: 1,1 milioni appartengono al settore privato (oltre tre quarti nei servizi) e il resto alla pubblica amministrazione (1,4 milioni).
Rispetto a settembre 2025, il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto a settembre 2026 è sceso a 20,8 mesi (da 27,9 mesi), sintesi della lieve crescita per il settore privato (da 18,6 a 20,4 mesi) e della decisa riduzione, dovuta ai rinnovi del triennio 2025-2027, per la pubblica amministrazione (da 36,9 a 21 mesi).
Nel periodo gennaio-settembre 2026, la retribuzione oraria media è cresciuta del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie, a settembre 2026, rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta del 2,5% rispetto a settembre 2025; l’aumento tendenziale è stato del 2,3% nel settore privato (3,3% nell’agricoltura, 2,6% nell’industria e 2,1% nei servizi privati) e del 3,2% per la pubblica amministrazione.
I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono scuola (+5,5%), telecomunicazioni (5,1%) e igiene ambientale (+5,0%). L’incremento è nullo per farmacie private, comparto delle funzioni centrali, forze dell’ordine, forze armate e vigili del fuoco.
"Per il secondo trimestre consecutivo la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è inferiore a quella dell’inflazione. Nel settore privato la dinamica retributiva – meno sostenuta di quella dell’inflazione già da aprile 2026 – nel mese di settembre è di circa due punti percentuali inferiore a quella dell’IPCA. Nel settore pubblico, i rinnovi per il triennio in corso fanno sì che, dopo oltre sette anni, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo scenda dal 100% al 49,3%", sottolinea l'Istituto nel commento.
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