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Energia e competitività, Orsini: “Il decreto Bollette è solo l’inizio”

Economia
Energia e competitività, Orsini: “Il decreto Bollette è solo l’inizio”
(Teleborsa) - Il decreto Bollette rappresenta "un primo passo importante, quasi storico, perché tiene insieme famiglie e imprese", ma ora è necessario lavorare tutti insieme a un vero piano energetico industriale. È quanto ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in un’intervista a Il Giornale, sottolineando come il tema dell’energia riguardi governo, produttori e consumatori. Secondo Orsini, tra vent’anni l’Italia consumerà quasi il doppio dell’energia attuale, spinta dall’elettrificazione e dallo sviluppo dei data center: "Non possiamo ignorarlo".

Per affrontare questa prospettiva serve "un mix di tutto: rinnovabili, nuove tecnologie e sperimentazione sul nucleare di nuova generazione". Orsini ha ricordato che Leonardo sta lavorando su tecnologie avanzate e che Eni è impegnata su progetti strategici nel campo energetico, iniziative che, a suo avviso, vanno incentivate. Allo stesso tempo occorre sbloccare le autorizzazioni per eolico e fotovoltaico: "Non possiamo lamentarci dei costi eccessivi e poi bloccare ogni impianto con argomenti ideologici. Serve responsabilità collettiva".

Rispondendo alle critiche di alcuni gruppi produttori di energia, che hanno minacciato di lasciare Confindustria, Orsini ha ribadito di credere nell’unità: "Chi produce energia deve fare profitto, è naturale. Ma oggi c’è l’interesse nazionale: garantire prezzi sostenibili per tutti, per il Paese. Servono regole che permettano investimenti e costi più bassi. Se collaboriamo vinciamo".

Il presidente degli industriali ha poi allargato lo sguardo all’Europa, evidenziando come "non è normale che l’energia costi in modo così diverso tra Paesi membri". Il problema, ha spiegato, è che non esiste ancora un vero mercato unico dell’energia: "Chiunque comprende che per essere davvero competitivi l’Europa dovrebbe averlo su energia e capitali, oltre ad avere una difesa comune. Oggi l’unica cosa davvero unificata è solo la moneta". Anche il sistema Ets, secondo Orsini, va rivisto: "Non ha senso penalizzare chi produce rinnovabili con la tassa sulla CO2. È un costo che ricade su imprese e cittadini e non rafforza la competitività". L’industria europea, ha concluso, pesa per circa l’1,5% delle emissioni globali: "Non possiamo distruggerla per un impatto così limitato, mentre la Cina investe su gas e rinnovabili ma continua a usare senza risparmio fonti fossili contribuendo all’inquinamento del pianeta".
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