Verbali BCE: Consiglio concorde su tassi fermi e attesa dati settembre per valutare sviluppi più recenti
Il meeting del 22-23 luglio
(Teleborsa) - "Tutti i membri" del Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) "hanno concordato con la proposta del signor Lane di mantenere invariati i tre principali tassi di interesse della BCE. L'incertezza è rimasta elevata e il pieno impatto inflazionistico dello shock energetico non si è ancora manifestato". Lo si legge nei verbali del meeting del 22-23 luglio.
"Dopo il tempestivo e opportuno aumento del tasso sui depositi a giugno, lasciare i tassi di interesse invariati nella riunione odierna consentirebbe al Consiglio direttivo di rimanere ben posizionato per gestire l'incertezza causata dal conflitto" in Medio Oriente.
I membri hanno sottolineato che "i dati in arrivo fornivano solide motivazioni per una pausa negli aumenti dei tassi nella riunione odierna. Le condizioni sono state giudicate fragili, piuttosto che acute, e le prospettive di base sostanzialmente stabili. Il dato sull'inflazione di giugno inferiore alle attese, il leggero rallentamento dell'inflazione di fondo a giugno e il fatto che la dinamica salariale sia rimasta coerente con l'obiettivo di inflazione, sono stati tutti fattori a sostegno. Nonostante i rischi al rialzo per l'inflazione, la maggior parte degli indicatori delle aspettative di inflazione a lungo termine è rimasta ben ancorata intorno al 2%, supportando la stabilizzazione dell'inflazione intorno all'obiettivo nel medio termine. Inoltre, vi sono state scarse prove di effetti di secondo impatto".
Poiché le analisi condotte hanno attribuito "l'aumento dell'inflazione finora registrato quasi interamente all'andamento dell'offerta energetica, con un contributo praticamente nullo da parte della domanda aggregata o della politica fiscale, a differenza di quanto accaduto durante l'impennata inflazionistica del 2021-2022", il Consiglio ha sostenuto che "un aumento dei tassi non avrebbe affrontato la causa principale dell'aumento dell'inflazione". Tuttavia, si è anche messo in guardia "dal minimizzare l'attuale sfida inflazionistica e i costi per famiglie e imprese derivanti da un'inflazione superiore all'obiettivo, paragonando la situazione attuale all'impennata inflazionistica del periodo pandemico". Il Consiglio direttivo - si legge ancora - dovrebbe piuttosto "ribadire il proprio impegno a riportare l'inflazione all'obiettivo in tempi brevi e agire di conseguenza".
Alcuni membri hanno osservato che, "poiché i dati pervenuti dopo la riunione del Consiglio direttivo di giugno avevano confermato la necessità di un ulteriore inasprimento della politica monetaria, non si sarebbero opposti a un aumento dei tassi" nella riunione di luglio. Questi membri hanno anche sostenuto che "i tassi di interesse dovevano spostarsi in territorio moderatamente restrittivo, poiché gli attuali tassi di interesse non erano considerati un freno per l'economia, un'opinione corroborata dall'ulteriore accelerazione della crescita dei prestiti a imprese e famiglie".
Dai verbali emerge anche che "la questione centrale per la politica monetaria rimaneva se l'attuale aumento dell'inflazione riflettesse una perturbazione temporanea dal lato dell'offerta o indicasse pressioni sottostanti più ampie". I membri hanno ritenuto di "non avere ancora sufficiente visibilità per determinare quale delle due ipotesi fosse più probabile. L'incertezza che circondava sia l'evoluzione del conflitto sia il suo impatto economico suggeriva che entrambi gli scenari rimanessero plausibili".
Il Consiglio direttivo ha quindi ritenuto di essere "in grado di attendere ulteriori dati". A sostegno di ciò, infatti, il fatto che "a settembre sarebbero state disponibili nuove proiezioni, nonché la stima del PIL per il secondo trimestre, oltre a ulteriori dati sull'inflazione e nuove evidenze sull'andamento dei salari e sulle aspettative salariali e inflazionistiche, elementi che avrebbero contribuito a distinguere se l'aumento dell'inflazione fosse rimasto in gran parte una diretta conseguenza dello shock energetico o riflettesse un cambiamento più persistente nelle prospettive inflazionistiche". Attendere fino a settembre avrebbe inoltre "fornito più tempo per valutare gli sviluppi più recenti, tra cui la rotazione degli aumenti dei prezzi dell'energia verso il gas, la persistenza di elevati spread di raffinazione e la resilienza dell'economia".
In considerazione dell'elevata incertezza, i membri hanno ribadito che il Consiglio direttivo "continuerà a seguire un approccio basato sui dati e che verrà adottato riunione per riunione per determinare l'orientamento di politica monetaria più appropriato, senza impegnarsi a priori su una particolare traiettoria dei tassi".
Infine, i membri hanno sottolineato "la necessità di comunicare che i rischi per l'inflazione erano al rialzo e che il Consiglio direttivo stava monitorando attentamente l'intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo ordine". Inoltre, la "comunicazione doveva rimanere semplice, chiara e saldamente basata sui dati, mantenendo al contempo aperte diverse opzioni per le prossime riunioni".
Questo perchè, "da un lato, era importante non suggerire che la pausa negli aumenti dei tassi di interesse, annunciata nella riunione odierna, significasse la fine del ciclo di inasprimento monetario. Sebbene le decisioni rimanessero dipendenti dai dati, un ulteriore aumento dei tassi sarebbe probabilmente necessario a meno che le prospettive di inflazione non migliorassero significativamente. Dall'altro lato, la comunicazione doveva sottolineare che il Consiglio direttivo non si era impegnato a priori ad un aumento dei tassi a settembre, per tenere conto della possibilità di un miglioramento delle prospettive di inflazione a medio termine".
```