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Sabato 21 Luglio 2018, ore 15.10
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Barcellona: la quiete prima della tempesta?

Madrid ha paura dello scontro. I Separatisti chiedono il dialogo, ma è solo tattica

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Tra Barcellona e Madrid si sta giocando una partita solo preparatoria: ognuno schiera i suoi pezzi, in vista dello scontro.

Dopo aver minacciato per settimane di usare i poteri dell'articolo 155 della Costituzione, che consentono allo Stato centrale di sostituirsi ai poteri delle Autonomie che adottano atti contrari all'ordinamento, ora da Madrid fanno sapere che si fermerebbe tutto se Barcellona convocasse nuove elezioni.

Tutto si giocherà ancora una volta sul terreno mediatico: è una guerra asimmetrica quella che viene combattuta dagli Indipendentisti catalani. Non hanno la unanimità a Barcellona, ma sono una minoranza agguerrita, pronta a scendere in Piazza, usando ogni strumento idoneo a dimostrare al mondo intero la protervia dello Stato centralista. Madrid ha tutto dalla sua parte: la legittimità del potere, le forze armate, la grande maggioranza degli spagnoli. Per questo usa gli ultimatum: chiede alla dirigenza catalana di rispondere senza infingimenti, senza continuare a traccheggiare, senza nascondersi tra una dichiarazione di indipendenza ed una sospensione della proclamazione motivata dalla necessità di un dialogo.

La richiesta di mediazione internazionale, alla Unione europea ed al Vaticano, è caduta nel vuoto: nessuno se la sente di aprire un vero e proprio vaso di Pandora, delegittimando il governo nazionale in una controversia che deve rimanere interna ad ogni costo. Le conseguenze, in una Europa già dilaniata al suo interno, sarebbero dirompenti, visto che è già alle prese con la Brexit, la incapacità di ricollocare i profughi con diritto di asilo, le tensioni politiche alimentate dai Paesi del Gruppo di Visengrad, i nuovi equilibri politici in Germania ed in Austria, le prossime elezioni politiche in Italia.

La dirigenza catalana indietreggia, si cela dietro la richiesta di dialogo, fa melina: lascia la iniziativa dei passi in avanti al governo di Madrid. Provoca, chiaramente, una reazione: sa bene che è pronta l'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione spagnola, che serve a riportare sotto il controllo del governo centrale le regioni autonome che violino le regole dell'ordinamento.

Il problema non è formale, ma sostanziale: come nel caso dei due leader delle formazioni indipendentiste che sono stati arrestati, per aver ostacolato le operazioni di polizia in occasione del referendum sull'autonomia, che era stato già dichiarato invalido dal Tribunale Costituzionale. La reazione della piazza non si è fatta attendere, con circa duecentomila manifestanti per le strade di Barcellona. E' solo una prova, una anticipazione delle mobilitazioni che ci saranno quando Madrid attiverà il procedimento dell'articolo 155. Servirà a riportare le autonomie nell'ambito della legalità, sostengono a Madrid.

Ma a Barcellona gli indipendentisti sfegatati non attendono altro che l'arrivo della Guardia Civil, forse anche assistita dai militari: vogliono la prova di forza, magari con l'assedio del Parlamento catalano in cui si rinchiuderebbero i fautori irriducibili della autonomia.

Le televisioni di tutto il mondo, a quel punto, riprenderanno gli atti di violenza che seguirebbero inevitabili: il potere militare che reprime, la forza brutale contro la libertà. Questo è lo scenario che si cerca di mettere in piedi. Basterebbe un fotogramma, come quello dello studente cinese inerme davanti al carro armato a Piazza Tienanmen, oppure le immagini di un disperato che si dà volontariamente alle fiamme per protesta, per mettere il governo di Madrid con le spalle al muro.

Non possiamo farci illusioni: ci sarà una prova di forza. E, badate bene, ci sono tante Potenze internazionali che potrebbero avere interesse ad uno scontro che porti ancora una volta l'Europa a dilaniarsi.

I Separatisti arretrano, chiedono il dialogo, ma è solo tattica: aspettano la prova di forza. Madrid, dopo aver minacciato per settimane di usare il pugno duro, adottando i rimedi previsti dall'articolo 155 della Costituzione spagnola per riportare l'ordine e la legalità in catalogna, ha paura di andare avanti.

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