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Martedì 18 Settembre 2018, ore 17.11
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La Lunga Marcia del Petroyuan

E’ iniziata la internazionalizzazione della valuta cinese

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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La fortuna di una moneta, è inutile dirlo, dipende dalla economia che rappresenta.

La sterlina fece furore, da quando l'economia inglese prosperò, prima finanziando le coalizioni anti-napoleoniche dei primi dell'800 e poi con il suo impero coloniale, alla prima guerra mondiale. Collassò per via dello spostamento dei traffici verso gli Stati Uniti ed il dollaro. La sterlina perse così il suo ruolo centrale nel panorama internazionale: l'oro ed i capitali si erano spostati verso gli Usa, che erano diventati i principali esportatori al mondo di prodotti agricoli e manufatti.

Dal 1918 al 2018, abbiamo assistito al secolo americano: il potenziale economico, finanziario ed americano, sviluppatosi ulteriormente dopo la seconda guerra mondiale, aveva fatto del dollaro la principale valuta di riserva al mondo: tutto si misura in dollari. Non solo si compra e si vende in dollari, ma soprattutto in dollari si mantiene la riserva di ricchezza per i futuro.

Chi parla dell'euro, che rappresenterebbe dal 2001 una valuta internazionale di riserva alternativa al dollaro, compie un errore: in euro, infatti, sono denominati la gran parte dei future, i contratti che servono per proteggersi dal rischio sull'andamento dei tassi di cambio, dei tassi di interesse, dei rischi di default. In pratica, l'euro è una moneta assai diffusa per via degli Stati che la adottano, ma è altrettanto fragile per via della debolezza delle economie che la adottano. Quindi, la gran parte degli operatori che utilizzano l'euro per le transazioni economiche e finanziarie, si copre dai rischi che comporta l'aver stipulato un contratto in questa valuta. Si compra e si vende in euro, si investe in obbligazioni, ovvero in azioni, denominate in euro, ma contemporaneamente si stipula un contratto (il derivato) che copre i rischi derivanti dall'utilizzo di questa valuta rispetto al dollaro.

La vera debolezza dell'euro è rappresentata dal fatto di essere una valuta eccezionale: non è la moneta di uno Stato, ma di un insieme di Stati che la hanno adottata, come alternativa al cambio fisso. Di conseguenza, le tensioni all'interno dell'eurozona ne fanno una moneta intrinsecamente precaria, per il rischio che qualche Paese in difficoltà rinunci a questa moneta unica, e torni alla sua propria, nazionale.

Non è casuale che nel 2010, per risolvere la crisi greca, la gran parte dei premi Nobel americani aveva suggerito “una lunga vacanza dall'euro”. Atene avrebbe dovuto uscire dall'euro, tornare alla dracma, svalutare, e riconquistare così un equilibrio dei conti con l'estero: ma questa ricetta avrebbe comportato enormi perdite per le banche francesi e tedesche che avevano comprato titoli del tesoro greco e prestato capitali alle banche ed alle imprese greche. Così, tutti gli Stati dell'Unione si sono tassati per prestare altri capitali alla Grecia, che li ha rimborsati ai precedenti creditori in cambio delle riforme deflazionistiche che ne garantissero il ritorno alla competitività internazionale.

Il fenomeno cinese e della sua valuta, il remninbi o comunemente yuan, è stato assai poco considerato nella sua portata globale. Se, infatti, la Cina è stata ammessa nel Wto sin dall'inizio del 2001, la sua valuta è rimasta ad uso interno: né i cinesi potevano esportarla, né gli stranieri comprarla.

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