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Sabato 15 Dicembre 2018, ore 21.40
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Le guerre per difendere l’ultimo muro: quello del dollaro

I venti di guerra sembrano voler generare una crescente ostilità dell’occidente verso la Russia

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.

Honoré de Balzac scriveva: "Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad usum delphini, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa"; forse sarebbe utile seguire la sua indicazione per provare a capire l'ufficiale narrazione dei venti di guerra che riempiono ogni giorno le pagine dei giornali e le troppe certezze che generano il dubbio sulla storia segreta.

I venti di guerra che soffiano nella realtà sembrano essere funzionali a generare una crescente ostilità dell'occidente, Usa e UK in testa, verso la Russia sempre sotto accusa per atti di sovversione verso un ordine occidentale che sta crollando in frantumi, ma che ha ritrovato la formula della "guerra fredda".

La storia dell'avvelenamento di Sergei Skripal tramite un gas tossico, la cui origine rimane dubbia, e l'attacco missilistico in Siria sembrano funzionali ad alzare continuamente le sanzioni commerciali e non militari alla Russia che, peraltro, il 23 agosto del 2012 era entrata nel WTO, organizzazione che ha il fine di ridurre le barriere agli scambi, bloccate oggi dalle sanzioni, una curiosa contraddizione che sembra nascondere una diversa finalità.

Il maggiore pericolo per la sostenibilità economica e finanziaria degli Usa sembrerebbe essere la Cina che ha in mano sia il loro deficit commerciale che il 20% del loro debito, contro di essa però non si minacciano sanzioni, ma dazi doganali che non sembra possano avere significativi risultati.

La Cina a differenza della Russia ha una moneta, lo yuan, ufficialmente entrato nel paniere monetario del FMI che mette a rischio la posizione del dollaro come valuta di riserva globale fino ad ora mantenuta con crescente difficoltà. Il rublo russo invece è alla ricerca di una sua legittimazione internazionale come moneta alternativa al dollaro che ne accentuerebbe la sua crescente debolezza mettendo in discussione l'unicità del sistema Swift (sistema di pagamento internazionale ed interbancario, avviato nel 1973) che essendo centrato sul dollaro ne sostiene la posizione dominante.

Le potenziali aree commerciali della Russia, come esportatrice, sono immense e legate alle materie prime (petrolio, gas, titanio, oro, argento, frumento...); il loro libero scambio potrebbe offrire uno spazio enorme sia agli investimenti esteri sia alla loro commercializzazione nei paesi occidentali a scapito della tenuta del dollaro e dell'economia Usa in generale.

Le riserve monetarie delle banche centrali per il 63,4% sono di dollari, solo del 2% in yuan e niente in rubli, riserve asimmetriche ai fatti. L'evoluzione globale porterà ad una minore presenza del dollaro a favore di altre valute con il suo conseguente indebolimento; potrebbe essere questa la nascosta motivazione che soffia sui venti di guerra, che renderebbe gli Usa molto più vulnerabili negli assetti monetari e finanziari e sociali?

Proviamo a ricostruire il copione che ci viene nascosto dalla narrazione quotidiana della guerra in cui si fatica a dividere la certezza dal dubbio; forse siamo entrati in una fase finale di un ampio scontro geopolitico giocato sui sistemi monetari.

E' necessario ritornare sempre all'anno 1971, l'anno della svolta globale e del passaggio ad una finanza staccata dal mondo reale; gli Usa non potendo più mantenere il vincolo aureo nella stampa della carta moneta dichiararono unilateralmente la fine della convertibilità del dollaro in oro gettando il mondo in una bufera monetaria. Gli effetti inflattivi generati nel paese per i crescenti volumi di carta moneta stampata potevano generare un disordine incontrollabile nel mondo occidentale di fronte alla cortina di ferro; questo spinse la politica Usa a creare la domanda di dollari per mantenere il suo valore. Fu allora che venne inaugurata l'era del petrodollaro il cui prezzo è sempre stato funzionale alla tenuta della moneta statunitense come moneta di riferimento globale.

In questo modo l'economia americana ha vissuto creando infiniti volumi di carta-moneta per coprire i suoi problemi e scaricarli sugli altri, ma la storia finisce per illudere chi pensa di potere avere un potere infinito.

Nel nuovo secolo la Cina, diventata fabbrica del mondo, ha progressivamente acquisito quegli spazi produttivi che l'economia americana basata sulla finanza andava delocalizzando, la sua struttura manifatturiera si è consolidata come la sua crescita nell'economia globale arrivando ad essere la prima importatrice di petrolio al mondo.

Nel suo percorso di indipendenza monetaria lo scorso 26 marzo ha inaugurato l'era del petroyuan convertibile in oro aprendo nuovi e pericolosi spazi di destabilizzazione del dollaro, il ritorno al "gold exchange standard" è nei fatti come dimostra la richiesta di più paesi di avere il rimpatrio del loro oro dalla FED.

Gli Usa avendo giocato tutto sulla finanza e ragionato sul breve o brevissimo tempo, a differenza della Cina che opera in una visione di lungo e lunghissimo tempo, si troverebbero di fronte ad una possibile svalutazione del dollaro e ad un attacco al suo sistema sociale ed economico.

Le produzioni delocalizzate diventerebbero molto onerose per la già indebolita classe media americana ed il rischio di uno scontro interno destabilizzante diventerebbe una tragica realtà così, forse, la lotta alla Russia diventerà una sorta di ultimo muro da difendere dopo quello di Berlino, il muro del "dollaro".

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