Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie.
Chiudendo questa notifica dichiari di aver preso visione e di ACCETTARE LA PRIVACY E I COOKIE DI TELEBORSA.

 
Lunedì 20 Gennaio 2020, ore 18.44
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Pensioni a rischio, se l’economia non cresce

Anche nei sistemi a capitalizzazione la crescita è fondamentale

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
1 2 »

Si parla sempre della sostenibilità dei sistemi previdenziali pubblici: mentre l'allungamento della vita comporta la fruizione di prestazioni pensionistiche per periodi sempre più lunghi, gli impieghi a part time, la loro precarietà ed in generale la flessibilità del lavoro comportano una flessione delle contribuzioni.

In pratica, i contributi che vengono versati dai lavoratori tendono ad essere inferiori alle prestazioni pensionistiche erogate. A questo squilibrio si devono aggiungere gli effetti delle innovazioni tecnologiche che riducono la intensità del lavoro necessario per ciascuna unità di prodotto: le macchine sostituiscono gli uomini. A parità di fatturato, l'occupazione ed i costi del lavoro diminuiscono; di conseguenza, diminuisce il gettito previdenziale.

Per fronteggiare questo squilibrio tra contributi e prestazioni previdenziali, che ha quindi ragioni demografiche e tecnologiche, si tende ad allungare la durata della vita lavorativa, innalzando l'età per andare in pensione, ed a calcolare in maniera sempre più restrittiva l'ammontare dell'assegno pensionistico: invece di considerare l'ultima retribuzione, il calcolo si effettua sulla base dei salari degli ultimi anni, ovvero sulla base dei contributi versati nel corso di tutta la vita lavorativa. Il calcolo passa da una base retributiva ad una contributiva.

Questo è il modo in cui si cerca di riequilibrare i sistemi a ripartizione, quelli in cui c'è una unica cassa a cui da una parte affluiscono i contributi previdenziali e dall'altra defluiscono le prestazioni pensionistiche.

C'è chi ritiene che questo sistema chiamato a ripartizione, in cui ogni generazione che lavora mantiene quella che ha cessato di lavorare, sia ingiusto. Ogni lavoratore deve mettere i propri soldi in un Fondo, che sia pubblico o privato non ha importanza, che investe i suoi contributi e poi gli versa una pensione sulla base di quanto ha versato.

Sembra l'uovo di Colombo: tanto hai messo di contributi, tanto incassi di pensione.

Ma anche in questo caso ci sono enormi problemi da affrontare, che derivano dal tasso di rendimento degli asset in cui sono stati investiti i contributi.
1 2 »
Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.