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Lunedì 1 Giugno 2020, ore 21.05
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L'Europa si disfa, in tre

Comunità EuroMediterranea, Osso germanico, Blocco di Visegrad

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Siamo ad una svolta, geopolitica, a trenta anni esatti dalla Riunificazione tedesca. Il blocco europeo che venne costruito in funzione antisovietica non serve più. Anzi, la Russia deve tornare protagonista negli equilibri del Mediterraneo, per sbarrare la strada alla Cina, che è il vero antagonista globale degli USA.

Il gioco è complesso.

"Amiamo talmente tanto l'Europa, che ora ne vorremmo tre": così, parafrasando la famosa battuta con cui Giulio Andreotti manifestava la sua contrarietà alla Riunificazione della Germania, siamo di fronte ad una Unione Europa pronta al collasso. Anzi, a dividersi in tre tronconi.

Il disegno tedesco è completamente opposto, e chiarissimo: bisogna mettere subito il ceppo ai piedi ai Paesi come l'Italia, obbligandoli a chiedere l'aiuto finanziario al MES, il Meccanismo europeo di Stabilità. In questo modo, non potranno più sottrarsi al controllo della Troika europea: quale che possa essere il voto nel 2023.

Per l'Italia, la prospettiva è quella di essere schiacciata per sempre dalle manette finanziarie, come è successo alla Grecia. Inutile votare, perché i MoU (Memorandum of Understanding) di assistenza prevalgono sulla sovranità politica.

La spaccatura dell'Europa nasce dalla individuazione dei rimedi necessari per superare la crisi economica, sociale e finanziaria determinata dalla epidemia di coronavirus. Ci sono i Paesi che chiedono solidarietà, nel senso che non vogliono pagare un maggiore premio al rischio sui propri debiti, già elevati.

L'Italia parte svantaggiata, con un rapporto pari al 136% del PIL, ma la Francia già si trova al 100%. Non minori difficoltà avrebbero la Spagna, il Portogallo, l'Irlanda e la Grecia, che hanno già dovuto chiedere aiuti dopo la crisi del 2008-2010. Nessuno intende ripetere quella esperienza devastante. Non si può rimanere in balìa del mercato.

Germania, Olanda ed Austria si oppongono a qualsiasi forma di condivisione dei benefici di emissioni comuni. E' giusto che gli Stati-cicala, che non hanno le finanze in regola, paghino per questa spudoratezza. Al più, se credono, possono chiedere l'assistenza al MES, il Meccanismo europeo di Stabilità, creato proprio per questo fine.
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