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Venerdì 16 Novembre 2018, ore 15.54
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Lavoro, in Italia cresce il gap tra Mezzogiorno e il resto del Paese

Lo rivela l'Istat che ha pubblicato il sistema di indicatori del Benessere Equo e Sostenibile riferito alle 110 province e città metropolitane italiane

Economia ·
(Teleborsa) -

Primi risultati per il progetto "Misure del benessere equo e sostenibile dei territori", avviato dall'Istat per costruire un sistema di indicatori utili a soddisfare la domanda di informazione statistica territoriale basandosi sugli stessi criteri adottati a livello nazionale. L'analisi del benessere viene svolta su 11 indicatori statistici e viene riferito alle 110 province e città metropolitane italiane.

SALUTE

Per ciò che riguarda la salute torna a crescere la speranza di vita alla nascita che si attesta a 82,8 anni. La città metropolitana dove l'aspettativa è più alta è Firenze con 84,1 anni. Il maggior incremento si verifica a Roma che, con 79,9 anni nel 2004 si posizionava in fondo alla graduatoria nazionale e nel 2016 ha raggiunto 82,9 anni. Tra le cause di mortalità, le province italiane dove sono di più i decessi per tumori sono Campania e Sardegna, con una percentuale che in Italia si è ridotta complessivamente di 2,2 punti.

ISTRUZIONE e FORMAZIONE

Nel campo dell'istruzione è evidenziata una forte discrepanza tra Centro-Nord e Sud. La quota di popolazione con almeno il diploma marca una distanza tra il Centro e il Mezzogiorno di quasi 12 punti percentuali. Anche la percentuale di laureati (24,4% in Italia) è più alta al Centro e al Nord rispetto al Mezzogiorno: la differenza è di 7 punti percentuali. Nel 2016, in media il 24,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non ha lavorato né studiato, con la percentuale più alta registrata ancora al Sud Italia (34,2%).

LAVORO e CONCILIAZIONE TEMPI DI VITA


Gli indicatori del mercato del lavoro misurano un'ampia distanza tra il Mezzogiorno e il resto del Paese. Il 2016 ha segnato un ulteriore miglioramento per il tasso di occupazione (61,6%), che si attesta al 70,6% al Nord e al 47% nel Mezzogiorno. Le province del Nord detengono il primato delle più alte retribuzioni medie annue dei lavoratori dipendenti, con il reddito medio di un lavoratore dipendente che è stato di circa 24.400 euro contro i 16.100 euro di un lavoratore del Sud.

BENESSERE ECONOMICO

Le province del Nord, in particolare del Nord-Ovest, detengono il primato delle più alte retribuzioni medie annue dei lavoratori dipendenti. Al Nord, nel 2016 il reddito medio di un lavoratore dipendente è stato di circa 24.400 euro contro i 16.100 euro di un lavoratore del Mezzogiorno: una differenza di oltre 8 mila euro annui che sintetizza la diversa struttura dell’occupazione e delle retribuzioni, ma anche la maggiore continuità o discontinuità nella partecipazione all'occupazione dipendente che connota le due aree del Paese.

POLITICA e SICUREZZA

Importante è l'incremento della componente femminile nelle Istituzioni. I progressi, che hanno portato l’Italia molto vicina alla media UE per le quote di donne elette nei consigli comunali, sono stati molto più importanti nelle province del Sud e delle Isole (+139% tra il 2016 e il 2004) rispetto al Centro-Nord. Di conseguenza la distanza tra il Nord e il Mezzogiorno, dove le donne sono il 27,5%, si è quasi dimezzata nel tempo. Il tasso di omicidi varia in misura ampia tra le province; i valori più bassi sono particolarmente concentrati nelle province dell’Italia centrale e piuttosto frequenti al Nord. Tuttavia il primato negativo assoluto nel 2016 va alla provincia di Rovigo (2,9 omicidi per 100 mila abitanti), seguita da numerose province del Mezzogiorno come Foggia e Napoli.

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