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Mercoledì 12 Dicembre 2018, ore 19.34
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Negozi aperti domenica e festivi, favorevole 56% degli italiani

Sono i risultati di sondaggi in tutto il Paese. Solo il 16% decisamente contrario con un netto "No". Per il "Si" anche molti cattolici osservanti in disaccordo con la Chiesa

Economia ·
(Teleborsa) - In tanti, in maggioranza, dicono "No". Oltre la metà degli italiani, dopo averne "assaporato" benefici e vantaggi, è decisamente contraria alla chiusura degli esercizi commerciali la domenica e durante le atre festività dell'anno. Anche se, come ha ripetutamente precisato il Ministro per lo Sviluppo Economico (nonché del Lavoro e vicepresidente del Consiglio) Luigi Di Maio, è previsto un numero massimo annuo di aperture festive, con per di più l'eccezione delle località turistiche. Resta da vedere quali siano i Comuni che faranno parte della lista. Problemino non da poco, viste le caratteristiche della nostra Bella Italia.

I risultati dei sondaggi compiuti sinora si attestano tutti sulla media del 56% di contrari. Solo un 16% condivide l'intenzione, mentre il 23% si pronuncia come "abbastanza d'accordo". Decisamente negative, d'altra parte, previsioni e stime sulle ricadute economico occupazionali nel caso di approvazione del provvedimento, anche se poi magari in seguito "annacquate" in corso d'opera dagli inevitabili aggiustamenti del caso.

La proposta avanzata dal Governo, dunque, non piace alla maggioranza dei cittadini. Molti dei quali ritengono "anacronistiche" le affermazioni di Di Maio che in tal modo ritiene che la famiglie ne trarrebbero in ogni caso vantaggio potendo riunirsi e stare più insieme. I tempi sono cambiati. Le abitudini del pranzo domenicale con intorno alla tavola riuniti genitori, figli, nonni e magari nipoti con tanto di vassoio finale colmo paste e pasticcini è un "quadretto", per tanti affascinante, ma sempre più raro. Soprattutto se si guarda ai giovani, ormai liberi di gestirsi il proprio tempo in autonomia già appena usciti dall'adolescenza. In ogni caso, le possibilità di svago cozzano con il possibile rinforzarsi di abitudini che, in generale, appartengono a una tradizione, da rimpiangere quanto si vuole, ma che via via si sta sempre più modificando.

L'apertura domenicale dei negozi, come si ricorderà, è stata introdotta in Italia dal Governo Monti, subentrato frettolosamente a Berlusconi, nel contesto delle iniziative urgenti per arginare quello stato di crisi che stava portando l'Italia al default. Fin dalla sua approvazione con decreto, era il dicembre 2011, la questione è stata oggetto di molte polemiche, sia da parte del mondo sindacale, sia da quello quello religioso. Quel che potrebbe stupire, oggi, è che la maggior parte dei fedeli "intervistati" la domenica all'uscita dalle chiese dove avevano assistito alla celebrazione della Messa, si sia dichiarata contraria alla chiusura domenicale. E perplessa, per non indifferente, e in qualche caso ostile, sulla presa di posizione clericale.

Favorevoli alla chiusura, è comprensibile, addetti, dipendenti e commessi, soprattutto in forza alle catene della grande distribuzione. Gente che non vede certo il negozio aperto come possibilità di svago, ma a cui d'altra parte non dispiacerebbe però "girellare nei dì di festa" nei grandi spazi dei centri commerciali in compagnia di amici, parenti e fidanzati. Per trascorre, soprattutto nelle molte piccole località giocoforza prive di particolari attrazioni, pomeriggi e serate all'insegna dello svago con intenzioni shopping, magari scegliendo e acquistando quel "qualcosa" impossibile da acquisire durante le giornate del proprio lavoro. Come dire, la contraddizione regna sempre sovrana.

Insomma, sembrerebbe che il "Governo del cambiamento" sia orientato in una sorta di ritorno al passato. Certo, anche questo di fatto rappresenta un cambiamento!




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