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Food made in Italy, dall’embargo russo danni per un miliardo

Secondo uno studio di Confagricoltura, l’embargo russo è costato all’agroalimentare italiano oltre un miliardo di euro

Economia ·
(Teleborsa) - Dall’entrata in vigore dell’embargo in Russia nel 2014 il settore agroalimentare italiano ha subìto danni per oltre un miliardo di euro. È quanto emerso dal rapporto del Centro Studi Confagricoltura sulle conseguenze economiche dell’embargo della Russia sul comparto agricolo e dell’industria alimentare.

Per il nostro Paese, le conseguenze sono state molto pesanti: lo studio ha evidenziato che nel periodo 2009- 2013, il valore delle esportazioni di prodotti agricoli e alimentari verso la Russia "era in rapida ascesa (+111%), passando dai 333 milioni di euro del 2009 (pari al 1,4% dell’export nazionale complessivo di settore) a 705 milioni di euro del 2013 (pari al 2,1%)”.

Con l’entrata in vigore dell’embargo nel 2014 a seguito della crisi in Ucraina, l’esportazione di prodotti agricoli e alimentari si è ridotta a 381 ml nel 2015, risalendo a 552 milioni solo nel 2018.

Il raffronto tra il 2013 e gli anni successivi ha mostrato una perdita calcolata da Confagricoltura in circa 1.034 milioni di euro, dato, sottolinea il report, sottodimensionato, visto che tra il 2009 e il 2013 la crescita media annua dell’export agroalimentare italiano in Russia era di oltre il 20%.

Il danno potrebbe essere stato ancora più grave: lo studio evidenzia che, senza l’embargo e ipotizzando un andamento di crescita simile al precedente, le perdite potrebbero essere stimante in 2.431 milioni di euro al 2018, arrivando a toccare 3.706 milioni di euro nel 2020.

A essere più colpite sono state le Regioni del Centro-Nord con l’Emilia Romagna che ha visto nel 2018 una perdita di 67 milioni di euro rispetto al 2013; seguono Piemonte (- 42 ml) e il Veneto (- 40 ml).

A magra consolazione, il rapporto spiega che l’Italia è tra i Paesi UE quello che ha retto meglio il colpo, con una perdita di 183 milioni nel 2017 rispetto al 2013. A subire le conseguenze più gravi sono state le nazioni confinanti come Lituania (-893 ml) e Polonia (- 794 ml), seguite da Olanda (- 673 ml), Germania (- 603 ml), Danimarca (- 433 ml), Spagna (- 317 ml), Francia (- 364 ml) e Belgio (- 248 ml).
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