Giovedì 24 Settembre 2020, ore 19.17
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Petrolio sotto zero. Crollo storico: Wti chiude in calo del 305%

Disastro da eccesso offerta, stock pieni e scadenza futures a maggio

Energia, Finanza ·
(Teleborsa) - Tonfo storico del petrolio West Texas Intermediate (Wti) che chiude in calo del 305% sprofondando a -37,63 dollari al barile. Inutile dire che si tratta del livello più basso di sempre. Dopo essere scese per la prima volta sotto lo zero le quotazioni hanno continuato a andare giù toccando livelli mai raggiunti e inimmaginabili.

Alla base di questo incredibile crollo vi è l'effetto combinato di alcuni gravi problemi tecnici sulla mancanza di spazio materiale dove stoccarlo, l'avvicinarsi della scadenza dei futures in prima consegna (domani, quelli relativi a maggio) e il pesante squilibrio tra domanda e offerta che la pandemia da Coronavirus, e i blocchi alle attività volti a limitarne la diffusione, hanno creato sul mercato.

Valori del tutto fuori scala che risentono del fatto che non c'è domanda per l'acquisto dei futures sul Wti in scadenza a maggio. La caduta è iniziata oggi fin dalle prime rilevazioni quando il Wti ha toccato i minimi dal 1983 e il Cme Group, gruppo che controlla anche la Borsa merci di New York (Nymex,) ha previsto il crollo in negativo.

I futures sempre sul Wti in scadenza a giugno calano a loro volta pesantemente, ma restano a livelli più ragionevoli. Questa forte pressione sul Wti in prima consegna era già iniziata venerdì scorso, dato che gli investitori sono fortemente restii a rilevare questi contratti e le difficoltà a procedere agli stoccaggi della materia prima. A parte le problematiche tecniche, le quotazioni subiscono, inoltre, i persistenti timori su un pesante squilibrio tra offerta e domanda a causa dei blocchi di attività dovuti al Coronavirus, che la stretta ai rubinetti dei paesi esportatori non è riuscita a bilanciare nemmeno per la metà.

Uno scenario che rende inadeguati i tagli alla produzione decisi dall'Opec+ in quanto non riescono a tenere il passo con il crollo della domanda derivante dai lockdown imposti nelle maggiori economie per contenere il coronavirus. In sostanza 9,7 milioni di riduzione a fronte di una domanda attesa calare circa tre volte tanto. Secondo gli analisti nessuna riduzione della produzione può essere, infatti, abbastanza veloce e profonda guardando alla dinamica dei prezzi dal momento che, al di là della seduta nera, i prezzi del Wti e del Brent avevano già perso più della metà del loro valore nel 2020 con il coronavirus e la prevista recessione. Nessuno si sarebbe, tuttavia, immaginato un lunedì così nero per il greggio. Mai da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1983 i prezzi del Wti sono scesi così in basso, appesantendo l'intero settore energetico.
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