Martedì 4 Agosto 2020, ore 04.00
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INPS - Bankitalia, Cig Covid utilizzata da oltre la metà delle imprese

Nei mesi di marzo e aprile la cassa integrazione ha riguardato quasi il 40% dei dipendenti del settore privato

Economia ·
(Teleborsa) - In piena pandemia, nei mesi di marzo e aprile, oltre la metà delle imprese italiane ha fatto ricorso alla Cig-Covid interessando, complessivamente, quasi il 40% dei dipendenti del settore privato. Questi i dati che emergono dallo studio "Le imprese e i lavoratori in cassa integrazione Covid nei mesi di marzo e aprile", effettuato dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche dell'Inps in collaborazione con la Banca d'Italia, sulla base di tutti gli strumenti di integrazione salariale previsti per fronteggiare l'emergenza sanitaria: Cassa integrazione guadagni (Cig) ordinaria, assegni dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale (Fis) e Cig in deroga, sia pagati direttamente dall'Inps sia portati a conguaglio dalle imprese.

Ogni impresa in Cig-Covid ha risparmiato circa 1.100 euro per dipendente presente in azienda (a prescindere dall'incidenza dei lavoratori in Cig). Tra le imprese più piccole, che hanno utilizzato prevalentemente la Cig-Covid in deroga, l'importo medio risparmiato grazie alla riduzione dell'orario di lavoro è stato pari a 3.900 euro nel bimestre. Un risparmio che per le imprese più grandi del settore dei servizi, che hanno fruito dell'assegno ordinario Covid, è arrivato quasi a 24mila euro. Cifra simile per le imprese della manifattura che hanno fatto uso prevalentemente alla Cig ordinaria Covid per le quali il risparmio è stato di circa 21mila euro.

Ogni lavoratore in Cig-Covid ha subito, in media, una riduzione oraria di 156 ore, il 90% dell'orario mensile di lavoro a tempo pieno (pari a 173 ore in marzo e aprile), perdendo, secondo le attuali stime, il 27,3% del proprio reddito lordo mensile. Lo studio rileva un utilizzo della Cig-Covid più elevato nei settori con una dinamica più sfavorevole dell'attività in seguito allo scoppio della pandemia. Si tratta dei settori con alta incidenza di attività definite "non essenziali" e, dunque, sottoposte a lockdown nei mesi di marzo e aprile. Tuttavia anche in settori in cui i livelli produttivi o il fatturato non sono diminuiti rispetto al periodo precedente la pandemia, l'utilizzo della Cig-Covid ha coinvolto una quota significativa di imprese (circa il 20% nella manifattura e il 30% nei servizi).

A livello regionale la quota di imprese che ha fatto ricorso alla Cig-Covid è pari al 45% nel Nord Est, al 48% nel Nord Ovest, al 52% nel Centro e al 55% nel Mezzogiorno. Buona parte delle differenze tra macroaree – spiega l'analisi – va imputata all'eterogeneità nelle caratteristiche delle imprese, con riferimento in modo particolare al settore di attività, relativamente più sbilanciato nel Mezzogiorno a favore dei settori dell'alloggio e della ristorazione, delle costruzioni e del commercio al dettaglio non alimentare, che hanno maggiormente subito le conseguenze della crisi.


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