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Venerdì 30 Settembre 2022, ore 15.43
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Materie prime, investitori in fuga. Crollano le scommesse rialziste

Finanza ·
(Teleborsa) - Il Bloomberg Commodity Index, che traccia 23 contratti future su energia, metalli e colture, ha perso oltre il 20% rispetto al picco di inizio giugno 2022, che era stato il culmine di un poderoso rally iniziato sui minimi della prima ondata di coronavirus (+140% in circa due anni). Le quotazioni delle commodities stanno crollando a causa dei timori che un'economia stagnante danneggerà la domanda. Intanto, la prolungata guerra della Russia in Ucraina ha aumentato le interruzioni dell'approvvigionamento di alcune materie prime, anche se gli analisti non credono che il conflitto sia la prima causa del cambiamento del sentiment nel mercato. Un ruolo centrale lo gioca la FED, perché sono aumentate le preoccupazioni che la banca centrale statunitense non sarà in grado mettere sotto controllo l'inflazione senza portare l'economia in una recessione.

L'esodo dalle materie prime, che ha preso avvio dopo la diffusione dell'indice dei prezzi al consumo statunitense del mese di giugno e il successivo aumento dello 0,75% dal FOMC, ha accelerato la scorsa settimana. Il crollo dell'indice Bloomberg Commodity, guidato da energia e cereali, "ha contribuito a innescare una riduzione del 24% delle scommesse rialziste sulle materie prime detenute dagli hedge fund a soli 956.000 lotti, un minimo da due anni a questa parte e un calo del 57% dal recente picco di febbraio", spiega Ole Hansen, Head of Commodity Strategy per BG SAXO. "Il cambiamento è stato determinato da una pari quantità di liquidazioni di posizione lunghe e, non da ultimo, da nuove vendite allo scoperto su una combinazione di vendite tecniche con i trader che hanno coperto la minaccia di recessione shortando le materie prime dall'energia ai metalli industriali", aggiunge.

Secondo la ricerca della piattaforma di investimenti, diverse materie prime hanno visto il loro crollo net long ai minimi di un anno con posizioni corte nette mantenute su una manciata di materie prime come gas naturale, PGM, rame e cacao. Le maggiori riduzioni sono osservate sul petrolio greggio, nell'oro, nella soia, nel mais e nello zucchero.



Gli speculatori hanno ridotto del 22% le scommesse rialziste sul petrolio greggio a 344.000 lotti, un minimo di 26 mesi con WTI e Brent che hanno entrambi registrato pesanti vendite nette, non solo dalla liquidazione lunga ma anche dalle nuove vendite allo scoperto. "Un segno che i trader hanno iniziato ad adottare una visione più equilibrata del mercato - fa notare Hansen - Mentre è probabile che le sanzioni e gli investimenti insufficienti prolunghino l'attuale crisi energetica, il rischio di una recessione che riduca la domanda ha spostato l'attenzione".

Intanto, l'oro sta mettendo a segno la quinta settimana di perdite, la serie più lunga di ribassi in quasi quattro anni. A pesare è l forza del dollaro, a fronte a una Federal Reserve sempre più aggressiva, e l'aumento dell'inflazione negli Stati Uniti. Nel complesso, gli speculatori hanno tagliato le scommesse rialziste sull'oro del 43% a 27.000 lotti, un minimo di tre anni, principalmente guidato da nuove vendite allo scoperto, fa notare BG SAXO.

L'argento, nel frattempo, ha avuto i ribassisti al posto di guida poiché la posizione corta netta ha raggiunto il massimo di tre anni a 8.000 lotti. Nonostante un calo del prezzo del 10%, la propensione alla vendita del rame è stata relativamente attenuata con la posizione corta netta rimasta stabile a 26.000 lotti, il livello più basso da marzo 2020, quando la pandemia ha tirato il tappeto sotto il mercato.
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