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PIL, a rischio i conti della Nadef: per il 2023 sotto il +1%

Economia ·
(Teleborsa) - "Chiaramente c'è un rallentamento, ma non credo si possano intravedere i sintomi di una recessione". È quanto ha sostenuto solo pochi giorni fa il presidente del Consiglio Mario Draghi commentando uno scenario che si mostra sempre più pessimistico tanto da essere definito da Fitch una "tempesta perfetta" per l'economia europea. L'agenzia di rating due giorni fa aveva stimato un -0,7% per il Pil italiano nel 2023 e, fra prezzi insostenibili e carenza di gas, inflazione alle stelle e tassi d'interesse al rialzo, anche Confindustria vede nero sulle prospettive per l'economia italiana: "l'impatto per l'economia italiana (rispetto a uno scenario di base in cui il prezzo del gas è tenuto fermo alla media dei primi 6 mesi del 2022: 99 euro) è stimato in una minore crescita del Pil del 2,2% e del 3,2% cumulati nel biennio 2022-2023, nei due scenari, e in 383mila e 582mila occupati in meno". Un quadro che rischia di scompaginare i conti della Nadef, togliendo margini di bilancio proprio quando occorrerà attutire l'impatto dei rincari su famiglie e imprese.



Nell'eventualità di un blocco totale del gas dalla Russia la Bce prevede recessione e la Nadef in arrivo a fine mese non potrà non tenerne conto. Ieri il ministro dell'Economia Daniele Franco ha pronosticato che anche a dicembre, dopo la copertura di ottobre-novembre col decreto 'Aiuti ter', al prossimo Governo sarà possibile reperire gli oltre quattro miliardi necessari a estendere ulteriormente i crediti d'imposta per le imprese a compensazione del caro-energia. Ma ha riconosciuto che simili prezzi del gas alla lunga sono insostenibili.

La stima di crescita per il 2023 della Nadef, già limata nel Def la scorsa primavera dal 2,6 al 2,3% dopo lo scoppio della guerra, sembra ora molto lontana. La Nadef – secondo le stime pubblicate dal Sole 24 ore – stimerà per l’anno prossimo una crescita nettamente inferiore all’1%, dopo un 2022 che si dovrebbe chiudere poco sopra il 3%. L’indicatore si fermerà fra gli 1,5 e i 2 punti sotto il 2,4 % indicato dal Def.

Per mettere il debito in una traiettoria discendente – ha avvertito Fitch – serviranno "sforzi di consolidamento fiscale da parte del prossimo governo". Perché con una recessione il debito tornerebbe a salire dirigendosi verso il 157% del Pil nel 2031. Tutt'altro che la discesa sotto il 150% già nel 2023 prevista dal Def. Una grossa sfida per il prossimo esecutivo.




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