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BCE: inasprimento politica monetaria continuerà anche con recessione lieve

Finanza ·
(Teleborsa) - All'ultima riunione della Banca centrale europea (BCE) la proposta del capoeconomista Philip Lane di aumentare i tassi di interesse di riferimento della BCE di 75 punti base "è stata sostenuta da un'ampia maggioranza di membri", in quanto un aumento di tale portata "è stato giudicato una risposta adeguata in considerazione del periodo prolungato di inflazione eccessivamente elevata e del rischio che ciò possa aggiungersi alle pressioni sui prezzi a medio termine". Lo si legge nei verbali del meeting del 26-27 ottobre 2022.

I banchieri centrali hanno sottolineato che l'orientamento della politica monetaria è ancora accomodante e hanno sostenuto che un aumento di 75 punti base costituisce un passo necessario verso un livello più neutrale. "Ciò equivarrebbe anche a un'ulteriore anticipazione degli aumenti dei tassi di interesse, consentendo di raggiungere rapidamente un livello neutrale", hanno evidenziato.

Alcuni membri hanno espresso invece la preferenza per un aumento di 50 punti base, "tenuto conto che il rialzo dei tassi sarebbe accompagnato da un segnale sulla necessità di ulteriori futuri rialzi dei tassi, da una modifica della remunerazione delle riserve minime, e dall'adeguamento dei termini e delle condizioni del TLTRO III, il che implicherebbe un ulteriore inasprimento della politica monetaria".



Sebbene le prospettive economiche si siano già notevolmente deteriorate, è opinione diffusa del Board BCE che l'atteso indebolimento dell'attività economica non è sufficiente a frenare l'inflazione in misura significativa. "In caso di recessione superficiale, il Consiglio direttivo dovrebbe continuare a normalizzare e inasprire la politica monetaria, mentre potrebbe voler sospendere se si verificasse una recessione prolungata e profonda, che potrebbe frenare l'inflazione in misura maggiore", si legge nel documento.

Sul fronte della trasmissione della politica monetaria, i funzionari della BCE hanno fatto notare che "gli spread erano stati relativamente insensibili ai cambiamenti nelle aspettative di politica monetaria, che probabilmente riflettevano il sostegno del Transmission Protection Instrument e la comunicazione sui reinvestimenti flessibili nell'ambito del PEPP".

In tale contesto, è stato evidenziato che l'aumento dei tassi di interesse del Consiglio direttivo di settembre "non era stato trasmesso senza problemi a tutti i segmenti dei mercati pronti contro termine".
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