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BCE, impatto differenziato inflazione su consumi e benessere famiglie

Impatto più forte su pensionati e su chi detiene molta parte della ricch9iezza liquida. Impatto rioevante anche sulle famiglie a più basso reddito anche se la politica fisale è riuscita ad arginare l'effetto "povertà"

Economia
BCE, impatto differenziato inflazione su consumi e benessere famiglie
(Teleborsa) - L’aumento a sorpresa dell’inflazione nel 2021-22 ha avuto un impatto notevole sulle famiglie europee, riducendone i redditi reali e la ricchezza ed influenzando i consumi presenti e futuri e quindi il loro benessere. Ma l'impatto è stato diversificato: le perdite complessive di welfare sono state particolarmente elevate per i pensionati, mentre le famiglie più giovani e fortemente indebitate hanno beneficiato della riduzione del valore reale delle loro passività.

E' quanto emerge da uno studio della BCE relativo all'impatto dell'inflazione sulle varie tipologie di famiglie, da cui emerge che circa il 70% ha subito una perdita, mentre il resto ha registrato guadagni moderati.

Nel periodo in considerazione, le perdite di welfare subite dalla famiglia media sono state pari a circa il 4% del reddito disponibile, più che in una tipica recessione. Le perdite maggiori sono state subite dai pensionati perché tendono a detenere quantità maggiori di attività nominali (come contanti e depositi) sensibili agli aumenti dei prezzi. Al contrario, le famiglie con debiti a lungo termine (come i mutui ipotecari) hanno beneficiato di un livello dei prezzi più elevato a causa della riduzione del valore reale delle loro passività. I pensionati a reddito medio hanno subito perdite di welfare equivalenti all’11% del loro reddito, mentre i pensionati con redditi bassi, che detengono meno ricchezza ed i pensionati con redditi alti che possiedono più beni reali (immobili) hanno avuto perdite di welfare minori.

I redditi da lavoro hanno perso potere d’acquisto. I salari nominali sono cresciuti in media meno del 3% per la maggior parte dei paesi, delle fasce di età e di consumo. Ciò ha generato perdite di welfare pari al 4% del reddito per la famiglia mediana. In realtà si sono registrati diversi tassi di inflazione tra le famiglie a causa delle differenze nei loro consumi: le famiglie più povere hanno subito perdite maggiori rispetto a quelle più ricche perché una quota maggiore del loro budget è spesa in cibo ed energia. Ma c'è da considerare che durante questo periodo sono state introdotte diverse politiche ad hoc in risposta allo shock e questo ha ridotto al 2% del reddito le perdite di welfare causate dall’impennata dell’inflazione per la famiglia mediana.

Esistono poi differenze geografiche nei costi del welfare tra i paesi dell’Eurozona. Le perdite di welfare per la famiglia mediana hanno oscillato dal 3% del reddito disponibile in Francia e Spagna all’8% in Italia. Le differenze tra paesi sono state causate principalmente dalle differenze nei tassi di inflazione nazionali e dalle differenze nella distribuzione della ricchezza nominale netta, insieme alle diverse politiche fiscali. Le famiglie più giovani indebitate hanno registrato guadagni netti perché il valore reale del loro debito è diminuito. Questo effetto è stato più forte in Francia e Spagna, dove molte famiglie giovani hanno mutui ipotecari. Non tutte le famiglie giovani, però, ne hanno beneficiato: in media, anche coloro che non erano proprietari di una casa con mutuo hanno subito perdite in termini di welfare.

In conclusione, sebbene questa ampia variazione del costo del welfare abbia rappresentato una sfida per la politica monetaria, si ritiene che le misure di politica fiscale non convenzionali abbiano contribuito a comprimere sostanzialmente questi differenziali di inflazione tra le famiglie. Ne emerge quindi l’importanza della politica fiscale nel rispondere alle dinamiche specifiche di un Paese all’interno di un’unione monetaria, dove la politica monetaria non può essere adattata ai singoli paesi.
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