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Private equity, raccolti 15 miliardi in tre anni non sufficienti per doppia transizione

Cipolletta: "Necessaruio puntare su investitori istituzionali per canalizzare il risparmio verso il private capital

Finanza
Private equity, raccolti 15 miliardi in tre anni non sufficienti per doppia transizione
(Teleborsa) - Il private equity, nell’ultimo triennio ha raccolto oltre 15 miliardi di euro, una cifra non sufficiente per rispondere alle esigenze di investimento nella transizione ecologica e digitale. Il risparmio delle famiglie, seppur ampio, non riesce a canalizzarsi in investimenti produttivi a sostegno delle imprese e quindi serve un maggior contributo da parte degli investitori istituzionali nonostante il loro impegno sia andato crescendo nell’ultimo periodo. Di questo si è parlato nel Convegno annuale AIFI tenutosi presso la sede di Assolombarda e con il contributo di KPMG.

Dai dati presentati, l'Italia è caratterizzata da un tasso di risparmio, rispetto al reddito lordo disponibile, pari a 9,8 con un risparmio medio per famiglia italiana pari a circa 176 mila euro. La ricchezza italiana, tuttavia, è investita prevalentemente in immobili e titoli pubblici mentre è minore la quota destinata a supporto delle imprese che non siano di proprietà.

"Per questa ragione - spiega Innocenzo Cipolletta, Presidente di AIFI - diviene fondamentale l’apporto che casse, fondi, assicurazioni e investitori istituzionali in genere possono dare per veicolare tale risparmio a supporto delle attività imprenditoriali italiane. Il nostro è un paese ricco di famiglie imprenditoriali dove c'è un forte spazio, anche per il comparto del private banking, di
investire in private capital così da alimentare i progetti di crescita e internazionalizzazione".

"Come Aifi insisteremo presso il governo perché ci sia una maggiore spinta sugli investitori istituzionali per favorire l'investimento presso i fondi di private capital. Siamo interessati a che una clientela privata, come in altri Paesi, possa investire direttamente nei nostri asset", spiega Cipolletta, aggiungendo "questo in Italia è fortemente limitato dalle regolamentazioni esistenti per questo vogliamo allineare la regolamentazione del nostro settore a quello che è prevalente in altri Paesi".

Il 2023
non è stato un anno molto positivo per il private equity, che ha visto un calo sia nella raccolta (3,8 miliardi di euro
rispetto ai 5,9 del 2022), sia negli investimenti (scesi da 23, 7 miliardi di euro a 8,2 miliardi".

Tiene il segmento di mid market, caratterizzato da operazioni con equity versato inferiore ai 150 milioni di euro, che ha raccolto 5,2 miliardi, il secondo valore più alto di sempre. "Il mid market nel 2023 ha dimostrato di essere il focus principale degli operatori; nell’ultimo triennio sono state oltre 1.500 le società oggetto di investimento per un ammontare di circa 16 miliardi, occorre però che, in fase di fundraising aumenti la loro raccolta così che si possano moltiplicare le iniziative di investimento” afferma Anna Gervasoni, direttrice generale AIFI.

Nei primi tre mesi dell’anno si sono registrate operazioni per circa 14,6 miliardi di euro di cui circa 8 miliardi relativi ad operazioni con Private Equity. "Siamo ottimisti, nonostante la flessione dei volumi. La probabile discesa dei tassi e la conseguente maggiore disponibilità di debito dovrebbero, infatti, favorire una forte ripresa dell’attività", commenta Stefano Cervo, Partner KPMG, Head of Private Equity.
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