(Teleborsa) -
L'economia italiana negli scorsi anni è migliorata e
"ha sorpreso" per la sua "capacità di adattamento", tornando a vedere aumenti del Pil nella media dell'area dell'euro ma "la crescita si è recentemente indebolita, come in altri paesi europei e per i prossimi anni
"sarà modesta". Lo ha detto il governatore della Banca d'Italia
Fabio Panetta intervenendo all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Messina.
Il rallentamento, avvisa, riporta "
in primo piano le debolezze strutturali dell'economia italiana": "produttività che ristagna e bassa innovazione", che causano debolezza dei redditi e salari.
Per
Panetta l'Italia deve aumentare la spesa per istruzione e conoscenza specie quella universitaria, che genera "
elevati ritorni economici e sociali", se vuole stare al passo con il cambiamento tecnologico e garantirsi una "crescita stabile" visto anche il declino demografico.
"Gli interventi possono essere attuati gradualmente, preservando una gestione prudente delle finanze pubbliche e i progressi compiuti nella riduzione del costo del debito" sottolinea, ricordando come "le risorse pubbliche destinate all'istruzione sono meno del 4% del Pil, quasi un punto in meno della media dell'Ue e il livello più basso tra le principali economie dell'area dell'euro. Metà del divario rispetto al resto della Ue riflette il minore investimento nell'istruzione universitaria".
In Italia "
la produttività ristagna da un quarto di secolo; la capacità di innovare resta distante dai paesi alla frontiera tecnologica. Questi freni alla crescita si traducono in una dinamica dei redditi e dei salari persistentemente debole, che da tempo limita le scelte e le prospettive delle persone, soprattutto delle donne e dei giovani". E nel frattempo "dal 2000, i salari orari in Italia sono rimasti pressoché fermi in termini reali, contro una crescita del 21 per cento in Germania e del 14 in Francia".
Su questo andamento, ha spiegato "
ha inciso in modo rilevante lo shock inflazionistico conseguente alla crisi energetica. Oggi in Italia i prezzi al consumo sono più alti del 20 per cento rispetto al 2019. Le retribuzioni nominali di fatto sono cresciute del 12, con una riduzione in termini reali di 8 punti percentuali. Negli altri principali paesi europei la perdita iniziale è stata invece riassorbita". "Da noi, tuttavia, la politica fiscale e la crescita dell'occupazione hanno compensato la perdita di potere d'acquisto delle famiglie. Dal 2021, gli sgravi fiscali, soprattutto a favore dei redditi medio-bassi, hanno aumentato le retribuzioni nette di 5 punti percentuali - ha rimarcato il governatore - riducendo la perdita in termini reali a 3 punti. In parallelo, è cresciuto il numero dei percettori di reddito da lavoro, in particolare tra i nuclei familiari più fragili; tenendo conto di questo effetto e dei trasferimenti pubblici, il reddito reale disponibile delle famiglie è tornato sui livelli precedenti lo shock inflazionistico, compensando l'erosione del potere d'acquisto e il drenaggio fiscale". "Guardando avanti, la crescita dei redditi non potrà però poggiare in modo permanente sulla politica fiscale. I margini di bilancio sono limitati - ha ricordato il banchiere centrale - e gli interventi pubblici possono fornire solo un sostegno temporaneo in situazioni eccezionali. Aumenti duraturi dei salari richiedono che la produttività torni a crescere a ritmi sostenuti e che i suoi benefici siano adeguatamente ripartiti tra capitale e lavoro".
Secondo Panetta, "
occorre uno sviluppo basato su investimenti, innovazione e produttività, in grado di sostenere salari più elevati e migliori prospettive di lavoro. Lo impongono le trasformazioni dell'economia mondiale. Lo rende necessario il vincolo demografico di un paese che invecchia rapidamente e in cui i giovani che entrano nel mercato del lavoro saranno sempre meno numerosi"