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Consumi rallentano, "dati sconfortanti": i commenti delle associazioni

Economia
Consumi rallentano, "dati sconfortanti": i commenti delle associazioni
(Teleborsa) - I dati diffusi dall’Istat relativi alle vendite al dettaglio totali del mese di dicembre evidenziano a livello tendenziale una crescita a valore del +0,9% accompagnata da un leggero calo a volume del -0,2%. Nel comparto alimentare si registra un andamento a volumi negativo più marcato del -0,6%. Così Federdistribuzione sottolineando che anche i dati di dicembre confermano il 2025 come un anno nel quale i consumi hanno mostrato segnali di preoccupante fragilità, nonostante il rallentamento della dinamica inflattiva.

Non basta - si legge ancora - il lieve miglioramento del clima di fiducia da parte dei consumatori, rilevato dall’Istat, per far intravedere nei prossimi mesi un effettivo rilancio della domanda interna, frenata da un contesto macroeconomico complesso e da un clima d’incertezza diffusa. In questo scenario, in cui rimane alta la tendenza al risparmio da parte delle famiglie, "resta prioritario sostenere una ripresa strutturale dei consumi, nei prossimi mesi, anche intervenendo in modo strutturale sugli elevati costi energetici, per assicurare sostenibilità economica alle imprese e garantire un percorso di crescita stabile del sistema Paese".



Al netto dell’inflazione, le vendite al dettaglio nel 2025 sono crollate in Italia per complessivi 5,1 miliardi di euro, con una contrazione dei volumi pari a -198 euro a famiglia: questo il commento del Codacons, dopo i numeri sul commercio diffusi oggi dall’Istat. Il 2025 si conferma un anno disastroso sul fronte delle vendite – spiega l’associazione – Rispetto all’anno precedente, infatti, si è registrata in volume una contrazione del -0,6%, con le famiglie che hanno tagliato gli acquisti soprattutto nel settore alimentare (-0,8%), comparto caratterizzato da una forte crescita dei prezzi al dettaglio confermata dai dati sul valore delle vendite, +2% sul 2024.

Proprio i forti rincari che nel 2025 hanno investito alcune voci di spesa, hanno costretto le famiglie a ridurre gli acquisti, portando a tagli che, al netto dell’inflazione, valgono 5,1 miliardi di euro – calcola il Codacons – In sostanza gli italiani nell’anno appena concluso hanno speso di più per acquistare sempre meno, con il carrello della spesa più vuoto complessivamente del -0,6%, ma più caro del +0,8%.


L'Unione Nazionale Consumatori parla di "Dati sconfortanti. Gli italiani hanno mangiato meno. Nel 2025, infatti, le vendite alimentari in volume sono scese dello 0,8% rispetto al 2024, anche se poi l'inflazione crea l'illusione ottica di un rialzo del 2%" afferma Massimiliano Dona, presidente UNC.

"Insomma, le famiglie hanno pagato di più per mangiare di meno. Per far fronte all'inflazione e al caro bollette gli italiani sono stati costretti a una dieta forzata e a stringere la cinghia, riducendo persino il cibo acquistato, ossia la spesa obbligata per definizione. Tradotto in soldoni, rispetto al 2024 una coppia con 2 figli ha acquistato 74 euro in meno di cibo a prezzi del 2024, mentre le spese non alimentari sono diminuite di 137 euro, per un totale di 211 euro. Una famiglia media ha speso 51 euro in meno per gli alimentari e 94 euro per i non alimentari, per una cifra complessiva di 145 euro, mentre per una coppia con un figlio sono 65 euro in meno per mangiare, 190 euro in totale. Pessimi anche i valori delle vendite su base congiunturale: finito l'effetto Black Friday gli acquisti sono precipitati, segnando tutti andamenti negativi, sia in valore che in volume. Insomma, non si salva nessuno!" prosegue Dona.

"Dati allarmanti che dovrebbero preoccupare il Governo che farebbe bene a intervenire, riducendo ad esempio le imposte sulle spese obbligate, come le bollette di luce e gas, varando il famoso decreto che è sparito della circolazione e che non vorremmo contenesse zero stanziamenti per la riduzione degli oneri di sistema a carico delle famiglie" conclude Dona.


I dati Istat sulle vendite al dettaglio "dimostrano in modo inequivocabile come gli italiani, per difendersi dal caro-prezzi, abbiano modificato profondamente le proprie abitudini di spesa", afferma Assoutenti, che lancia l’allarme sulle vendite alimentari in Italia. Quantitativamente il carrello alimentare delle famiglie è stato più vuoto nel 2025 del -0,8%, equivalente ad un taglio di spesa da complessivi 1,3 miliardi di euro – analizza Assoutenti – Nonostante ciò, la spesa per cibi e bevande ha subito in valore una abnorme crescita pari al +2%, a causa dei rincari che hanno interessato il comparto.

“Ma dai numeri dell’Istat arriva un messaggio evidente: l’impossibilità di reperire sul mercato prodotti di qualità ad un prezzo giusto ha portato gli italiani a modificare profondamente le proprie abitudini, non solo tagliando la quantità di cibi e bevande in tavola, ma dirottando gli acquisti presso i discount alimentari, esercizi che nel 2025 registrano la più forte crescita delle vendite, +3,2% su anno. Un segnale che dimostra anche come la qualità degli alimenti non sia più una priorità delle famiglie, che mettono il prezzo come elemento prioritario per orientare le proprie scelte d’acquisto” – commenta il presidente Gabriele Melluso.

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