(Teleborsa) - L'alta
probabilità di un attacco imminente in Iran da parte delle forze armate americane
fa lievitare il prezzo del petrolio, che solo ieri ha fatto un
balzo del 4% dopo che il vicepresidente americano
J.D. Vance ha dichiarato che
l'Iran non ha affrontato le linee rosse degli Stati Uniti, nelle trattative sul nucleare tenutesi in Svizzera questa settimana e che il presidente
Donald Trump si riserva il diritto di ricorrere alla forza militare.
Il greggio statunitense
WTI continua a salire anche questa mattina, attestandosi a
66,11 dollari al barile, in rialzo dell'1,63%, mentre il petrolio europeo
Brent evidenzia un
incremento dell'1,35% a 71,32 dollari al barile. La performance ad una settimana evidenzia un rialzo di quasi il 6% su entrambe le qualità dip greggio, mentre da inizio anno si registra un aumento del 15% per il Light crude statunitense e del 17,5% per il petrolio nordeuropeo.
Nei giorni scorsi, gli
inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno intrattenuto
colloqui sul nucleare con l'Iran, a Ginevra, ed il ministro degli Esteri iraniano,
Abbas Araghchi, ha parlato di
colloqui "costruttivi", anticipando un "accordo generale sui principi guida". Una affermazione che aveva un po' calmierato il mercato petrolifero.
Poi, ne è seguito un potente rimbalzo delle quotazioni in scia alle
dichiarazioni del vicepresidente Vance, secondo cui Teheran non avrebbe risposto alle richieste fondamentali degli Stati Uniti. "Per certi versi è andata bene, hanno concordato di incontrarsi in seguito", ha detto Vance in una intervista, poi ha aggiunto "per altri versi è molto chiaro che il presidente ha posto delle
linee rosse che gli iraniani non sono ancora disposti a riconoscere e superare".
Nel frattempo, alcune anticipazioni di Axios rivelerebbero che gli
Stati Uniti potrebbero portare avanti una campagna militare "massiccia" contro l'Iran, che durerebbe alcune settimane e "assomiglierebbe più a una guerra in piena regola rispetto al raid che ha catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro a gennaio".
Dal canto suo, la
Guardia Rivoluzionaria iraniana ha condotto
esercitazioni militari nello Stretto di Hormuz, che rappresenta un
punto nevralgico del mercato petrolifero, poiché circa un terzo di tutte le esportazioni di greggio via mare passano per lì. Una rappresaglia sullo Stretto farebbe esplodere le quotazioni petrolifere, come già avvenuto in passato.