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Giustizia, Balsamo: amministratori giudiziari sono presidio di legalità

Economia
Giustizia, Balsamo: amministratori giudiziari sono presidio di legalità
(Teleborsa) - “L’amministratore giudiziario è, al tempo stesso, un professionista chiamato a gestire patrimoni e aziende sequestrate, un ausiliario del giudice e un protagonista di processi di cambiamento sociale. In Sicilia, la lotta alla mafia ha rappresentato il riscatto di un intero popolo. Ritengo che questa esperienza costituisca oggi una delle espressioni più forti della nostra identità nazionale, da proiettare con orgoglio anche nello scenario europeo.

Il contrasto alla criminalità organizzata può diventare un potente fattore di inclusione sociale e di rinnovamento dell’intera comunità. La cultura della legalità è esattamente ciò a cui faceva riferimento Paolo Borsellino quando, un mese dopo la strage di Capaci, spiegava che la lotta alla mafia non può ridursi a una fredda opera di repressione, ma deve trasformarsi in un movimento culturale e morale capace di coinvolgere tutti, soprattutto le giovani generazioni, le più sensibili al valore e al profumo della libertà”. Lo ha detto Antonio Balsamo, sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione, nel corso del suo intervento al congresso nazionale del Sinageco (Sindacato nazionale amministratori giudiziari e coadiutori) “Presidio di legalità nell’interesse della collettività. L’Amministratore giudiziario guarda al futuro senza dimenticare il passato: snodo strategico o criticità del sistema dei sequestri?” che si è svolto al centro congressi di “Roma Eventi Fontana di Trevi”.

"Siamo 4.500 iscritti all’albo degli amministratori giudiziari – ha sottolineato Giovanni Mottura, presidente del Sinageco - e chiediamo semplicemente che si riconosca il ruolo che svolgiamo. Molti professionisti hanno scelto di dedicarsi a questa attività in modo strutturato, organizzando studi e competenze specifiche. La valorizzazione di questo segmento del sistema è fondamentale: senza di essa, rischia di essere vanificato lo sforzo che quotidianamente mettono in campo istituzioni, forze di polizia, magistratura e Agenzia nazionale per i beni confiscati. Se non si colloca l’amministratore giudiziario al centro della sua reale funzione, non si potrà costruire un modello sostenibile.

Per rendere effettivamente produttivo un bene confiscato - ha aggiunto Mottura - servono progettualità e risorse adeguate. Gli amministratori giudiziari lavorano per garantire continuità nella gestione, sia degli immobili sia, soprattutto, delle imprese. Nessuno immagina che lo Stato debba trasformarsi in imprenditore, ma è necessario che faccia la propria parte, come già previsto dalla normativa e dalla Strategia nazionale sui beni confiscati, per consentire alle aziende di proseguire la loro attività e contribuire concretamente al rilancio del territorio nel segno della legalità. L’amministratore giudiziario, insieme al coadiutore, è parte integrante ed essenziale di un sistema finalizzato alla ricostruzione della legalità nelle imprese”.

Secondo Leonardo Guarnotta, segretario della Fondazione Falcone ed ex magistrato del Pool Antimafia di Palermo con Falcone e Borsellino, “il dialogo con le nuove generazioni e l’incontro costante con studenti e giovani rappresentano la naturale prosecuzione della stagione del maxiprocesso. Quella stagione non è stata soltanto un momento giudiziario di straordinaria importanza, ma l’inizio di un percorso culturale e civile che deve continuare nel tempo.

Trasmettere ai ragazzi il valore della legalità, della responsabilità e del coraggio istituzionale significa dare continuità a quella eredità, trasformando la memoria in impegno concreto e costruendo una coscienza collettiva capace di difendere e rafforzare lo Stato di diritto”.

Efrem Romagnoli, vicepresidente del Sinageco e numero uno dell’Odcec di Latina ha evidenziato che “sono diversi i profili che meriterebbero un approfondimento, soprattutto in relazione all’operatività concreta degli amministratori giudiziari. Quando si tratta di aziende, infatti, si è chiamati a gestire una realtà complessa, con numerose problematiche legate alla continuità produttiva, ai rapporti con i lavoratori, ai fornitori e al mercato.

La gestione degli immobili può apparire, sotto certi aspetti, più semplice, ma la vera sfida resta quella di valorizzare al meglio questi beni. E questo risultato non dipende esclusivamente dalla volontà o dall’impegno dell’amministratore giudiziario.

Servirebbero strumenti legislativi più incisivi e, forse, anche una revisione dell’approccio complessivo: confiscare i beni e destinarli a finalità sociali rappresenta certamente un valore aggiunto, ma occorre mettere chi li gestisce nelle condizioni di renderli davvero produttivi e funzionali allo sviluppo del territorio”.

Per Antonio Uva, consigliere nazionale del Sinageco “la parola d’ordine degli amministratori giudiziari deve essere la tracciabilità delle risorse sequestrate alla mafia. Oggi sul Fondo Unico Giustizia risultano circa 5 miliardi di euro iscritti nel bilancio dello Stato, ma i cittadini non conoscono con chiarezza quale sia la destinazione effettiva di queste somme.

Le risorse confiscate devono essere tracciate in modo trasparente e riconoscibile: devono, per così dire, ‘portare un’etichetta’, affinché sia evidente il loro percorso e il loro impiego, nel rispetto dei principi di legalità e di responsabilità verso la collettività”.
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