Meloni alla Camera: "Né dimissioni, né rimpasto. Rischio shock energetico: mio dovere fare tutto il possibile"
La presidente del Consiglio nell'informativa urgente sull'azione del Governo: "In caso recrudescenza guerra in Iran lavorare su sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita"
(Teleborsa) - "Un sì ti conferma, ma un no ti riaccende. Ti impone di fermarti a riflettere, di rimettere tutto in discussione. E alla fine di quella riflessione, se sei una persona abituata a guadagnarsi le cose sul campo, capisci una cosa semplice e potentissima: che il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l'inizio di una nuova spinta". Parlando alla Camera nella sua informativa urgente sull'azione del Governo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni risponde alle critiche e sfida l'opposizione. Dalle conseguenze del voto referendario all'Iran, dalla questione energetica alle prospettive dell'ultimo anno di legislatura, quella fatta dalla premier è una panoramica a 360 gradi.
In un momento di incertezza per il governo del Paese, Meloni ha innanzitutto evidenziato alcuni punti fermi, a partire dalla stabilità dell'attuale maggioranza: "né dimissioni, né rimpasto", assicura. "Si continua a parlare di dimissioni imminenti del governo, di rimpasti, di fase 2, 3 o quattro del governo. Di ripartenza. Alchimie di palazzo di un mondo caro ad altre maggioranze, ad altri partiti, ad altri presidenti del Consiglio. Un mondo distante anni luce da noi, nel quale non intendiamo far ripiombare l'Italia. Non c'è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato e da giorni lavora, come si è visto, per scongiurare le conseguenze della crisi internazionale e per mettere a terra altri provvedimenti. E non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre linee programmatiche sono da sempre scritte nel programma di governo. Non c'è alcuna intenzione di fare un rimpasto, – afferma la premier – perché con tutti i limiti che abbiamo, questo rimane il governo che – nonostante si sia trovato a gestire la peggiore congiuntura degli ultimi decenni – ha restituito all'Italia stabilità politica, credibilità internazionale, serietà nella gestione delle risorse, e fondamentali economici decisamente migliori di quelli che aveva negli anni passati. Quanto alle dimissioni, colleghi. Certo, probabilmente sarebbe convenuto sul piano tattico. Invocare le elezioni per giocare sull'effetto sorpresa, sulla divisione delle forze di opposizione, e nella peggiore delle ipotesi lasciare a qualcun altro il compito di mettere la faccia sui difficili mesi che arriveranno. Cioè esattamente lo scenario che l'opposizione teme di più, tanto che definisce questo governo un 'pericolo per l'Umanità' ma non ne invoca le dimissioni. Non temete. Ci siamo presi l'impegno di governare questa Nazione per cinque anni, ed è esattamente quello che faremo. Non importa quanto sarà difficile, siamo persone troppo responsabili per far ripiombare l'Italia nell'incertezza nel bel mezzo del peggiore scenario possibile. Gli italiani sappiano che il Governo c'è, nel pieno delle sue funzioni, determinato a fare del suo meglio, ancora meglio, fino all'ultimo giorno del suo mandato. Quando, ancora una volta, sarà nelle urne e non nel palazzo che si farà un altro Governo. Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini il prezzo dei soliti giochi di palazzo. Governeremo, come fanno le persone serie e in pace con la propria coscienza".
Sul "passo indietro" chiesto da Meloni, dopo il Referendum, ad alcuni membri del governo (la ministra del Turismo, Daniela Santanchè e il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove), la premier spiega: "Non sono state scelte semplici né indolori, a maggior ragione per noi che rimaniamo saldamente garantisti, ma abbiamo voluto ancora una volta anteporre l'interesse della Nazione a quello di partito. Perché non abbiamo tempo da perdere in polemiche infinite e pretestuose, che nulla hanno a che fare con l'azione di Governo, e che finiscono per oscurarla. Che spostano il dibattito dalle soluzioni necessarie per i cittadini, alle polemiche utili per i partiti".
"L'ultimo anno di questa legislatura non sarà un tempo di attesa" ha assicurato Meloni. "Sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati. Non un tempo per costruire consenso facile, ma un tempo per rafforzare una direzione solida. E la nostra direzione – ha detto la premier è chiara – : difendere l'interesse nazionale italiano, sostenere chi produce e lavora, rafforzare la presenza dello Stato dove serve e alleggerirla dove è troppo invasiva. Sostenere le famiglie, quelle presenti e quelle future, e dare risposte ai tanti giovani che rischiano di cercare quelle risposte nella dipendenza dall'intelligenza artificiale o dai social media. Continuare a restituire fiducia, costruire opportunità, rendere questa Nazione più giusta, più meritocratica, più forte, più libera. Vogliamo continuare a costruire questa Italia con abnegazione, determinazione, e con umiltà, perché il voto del referendum contiene anche un segnale che non intendiamo ignorare, ma piuttosto utilizzare in positivo".
Al centro dell'informativa la crisi energetica e il costo del carburante – "Sono certa – ha detto Meloni – che gli italiani siano abbastanza intelligenti da capire che di fronte ai rischi dello shock energetico più pesante che abbiamo visto di recente, di fronte alla possibilità di ulteriori rincari dell'energia, dei carburanti, dei generi di consumo e di vedere interrotte intere catene di appovvigionamento e vedere bloccata la nostra economia, è preciso dovere del presidente del Consiglio fare tutto il possibile per assicurare alle imprese e ai cittadini energia sufficiente e a prezzi il più possibile contenuti". "Era nostra responsabilità – ha evidenziato – intervenire con un corposo decreto che ponesse le basi per ridurre in modo strutturale il costo dell'energia, iniziativa che nessuno prima di noi aveva avuto il coraggio di adottare, che ha scontentato le grandi aziende energetiche ma è stata accolta con grande favore dal mondo produttivo.
Era nostra responsabilità intervenire sul costo del carburante: lo abbiamo fatto con un primo provvedimento che ha tagliato di 25 centesimi al litro il prezzo di diesel e benzina e ha introdotto un meccanismo anti-speculazione che sta funzionando. Lo abbiamo fatto, inizialmente, per 20 giorni, in attesa degli sviluppi della crisi, e con il Consiglio dei Ministri di venerdì scorso lo abbiamo rifinanziato e prorogato fino al primo maggio. Una scelta che rivendico, anche alla luce delle novità di queste ore, e che moduleremo man mano che i negoziati di pace andranno avanti e ci daranno una prospettiva temporale chiara degli interventi richiesti".
Patto di stabilità e crescita – "Se invece la crisi in Medio Oriente dovesse conoscere una nuova recrudescenza, – ha detto la premier – dovremmo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per rispondere alla pandemia. In quel caso, riteniamo che non dovrebbe essere un tabù ragionare di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Non una deroga per singolo Stato Membro, ma un provvedimento generalizzato. Così come l'Italia rimane pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi, compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche".
Revisione ETS – Meloni ha auspicato una "revisione organica di questo strumento per ridurne strutturalmente la volatilità e l'impatto sui prezzi dell'energia. Con il decreto energia – ha detto – noi avevamo chiesto che l'ETS non comportasse un aumento del costo delle rinnovabili, per abbassare i costi complessivi: è una norma che, come si sa, richiede l'autorizzazione dell'UE ma, alla luce delle conclusioni del Consiglio, siamo al lavoro con la Commissione Europea e siamo fiduciosi che l'obiettivo si possa raggiungere. Continueremo anche a chiedere in Europa di sospendere temporaneamente l'applicazione dell'ETS alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico. Si tratta di un provvedimento straordinario e urgente che serve subito, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente".
Guerra in Iran – "La collocazione internazionale dell'Italia – ha sottolineato Meloni – non l'ha inventata questo Governo ma è la stessa da circa ottant'anni a questa parte. La posizione italiana, nella crisi iraniana, è stata esattamente la stessa dei principali paesi europei. Allora mi chiedo, e vi chiedo, se quando si dice che dobbiamo stare con l'Europa si intenda davvero l'Europa, o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere l'Europa. Perché temo che le due cose non stiano insieme". Dopo il commento sul cessate il fuoco tra l'Iran, gli Stati Uniti e i rispettivi alleati nel conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio, espresso nella nota congiunta insieme agli altri leader europei, Meloni si augura ora che "i colloqui di pace che prenderanno il via tra poche ore a Islamabad possano rafforzare i punti generali dell'accordo e in essi possano trovare spazio le priorità che l'Italia, insieme ai suoi partner europei, ha sostenuto fin dal primo giorno. Allo stesso modo, condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco. Cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano; rinuncia dell'Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre; pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore.
Questo – sottolinea – rimane uno dei punti più critici in fase di attuazione dell'accordo perché, se l'Iran dovesse riuscire a ottenere la facoltà di applicare extra-dazi ai transiti nello Stretto, questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche e di orientamento dei flussi commerciali, al momento, imponderabili. È quindi interesse prioritario dell'Italia, e dei suoi partner europei e occidentali, che la libertà di navigazione venga pienamente ripristinata alle condizioni precedenti al 28 febbraio, in modo da poter normalizzare la situazione di tensione sui mercati energetici, delle materie prime critiche, dei fertilizzanti e di altri prodotti essenziali per la nostra economia.
Su questo punto siamo già al lavoro con la coalizione per lo Stretto di Hormuz promossa dal Regno Unito, alla quale partecipano oltre 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento. Un contributo che, crediamo, sia importante in questa fase negoziale".
Rapporti tra Italia e Stati Uniti – "È innegabile che stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà dei rapporti tra l'Europa e gli Stati Uniti, ma è altrettanto innegabile che l'attuale Amministrazione americana ha accelerato un percorso che era stato ampiamente preannunciato dalle amministrazioni precedenti, tanto repubblicane quanto democratiche: distogliere progressivamente lo sguardo dall'Europa per dedicarsi alla competizione globale con la Cina, scegliendo quindi l'Indo-Pacifico come quadrante geostrategico prioritario.
Una traiettoria chiara che le leadership europee del recente passato – ha detto Meloni – hanno lungamente, e a mio avviso colpevolmente, preferito non cogliere. Comprese quelle che governavano in Italia, e che si accontentavano di una pacca sulla spalla o di un tweet di endorsement quando formavano un nuovo governo". "Nel rapporto con gli Stati Uniti, – ha poi aggiunto Meloni – dobbiamo essere chiari. Lavorare per tenere insieme le due sponde dell'Atlantico; lavorare per rafforzare la NATO, che rappresenta da un lato il luogo politico nel quale gli interessi di America e Europa trovano la loro composizione, e dall'altro uno strumento geostrategico e militare imprescindibile, in cui l'Europa deve assumersi le proprie responsabilità e costruire con coraggio il pilastro europeo dell'Alleanza, per garantire in primis la propria sicurezza. Ma dall'altra parte, come è normale tra alleati, bisogna dire con chiarezza anche quando non si è d'accordo. Come abbiamo fatto in passato con i dazi, che abbiamo molte volte definito una scelta sbagliata che non condividevamo. Come abbiamo fatto per difendere l'onore dei nostri soldati in Afghanistan, che erano stati definiti 'inutili' in modo inaccettabile. Come abbiamo fatto sulla Groenlandia, partecipando a ogni documento europeo di difesa dell'integrità del suo territorio e della sovranità del suo popolo, e sull'Ucraina di fronte alle proposte di negoziato che non consideravamo sostenibili. E, da ultimo, come abbiamo fatto con la guerra in Iran, un'operazione militare che l'Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato. Un dato emerso in tutta la sua concretezza con la vicenda di Sigonella, nella quale l'Italia si è, ovviamente, attenuta scrupolosamente alla lettera dei trattati e degli accordi che regolano i nostri rapporti con gli Stati Uniti".
Rapporti con Israele – Il governo – ha ricordato la premier – su alcune questioni ha preso le distanze anche da Israele. "Abbiamo sostenuto il governo libanese, la sua sovranità territoriale, il suo impegno per disarmare le milizie terroriste di Hezbollah e per questo abbiamo a più riprese chiesto a Israele di fermare l'escalation militare, garantire la sicurezza del personale della missione Unifil a cui l'Italia fornisce da decenni il proprio insostituibile contributo, consentire il rientro di un numero ormai esorbitante di sfollati, anche per evitare il rischio di flussi migratori in ripresa verso l'Europa. Con la stessa franchezza – ha detto Meloni – abbiamo difeso il diritto delle comunità cristiane in Terra Santa di poter celebrare i riti pasquali con il pieno accesso al Santo Sepolcro, luogo sacro della nostra civiltà e pilastro della nostra identità. Con fermezza ancora maggiore ci siamo espressi di fronte ai fatti inaccettabili accaduti ieri ai danni del nostro personale UNIFIL, a cui rinnoviamo la solidarietà nostra e dell'intera nazione. Franchezza con i partner quando non condividiamo le loro azioni, e vicinanza e sostegno ai partner sotto attacco".
Il ruolo dell'Europa – "La storia bussa, e l'Europa – ha affermato la premier – è chiamata a non fallire questo banco di prova. E, per farlo, deve saper adeguare la sua strategia a un mondo che cambia alla velocità della luce, anteponendo il principio di realtà alle sovrastrutture burocratiche e ai dogmi ideologici. È in questa ottica che va visto il nostro impegno incessante a Bruxelles per il sostegno alla competitività, per la semplificazione burocratica, per una transizione verde che sia realistica e non ideologica, per una autonomia strategica bilanciata che riduca gradualmente le nostre dipendenze. E per una capacità di difesa che non ci faccia dipendere dai nostri alleati americani, come invece, evidentemente, propongono coloro che si scagliano contro maggiori investimenti sulla sicurezza. Per rendere l'Europa più forte, più efficace, più rapida, più pragmatica, più concentrata sui problemi dei cittadini e sulle sfide reali che il mondo intorno a noi pone".
Il tour di Meloni nel Golfo – "Come sapete, qualche giorno fa – ha detto Meloni – mi sono recata, prima tra i leader UE e G7, in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, paesi che dallo scorso 28 febbraio, sono stati sottoposti a un'aggressione ingiustificata da parte dell'Iran. Ho voluto esprimere loro la solidarietà e la vicinanza dell'Italia, ma ho anche lavorato per assicurare gli approvvigionamenti energetici, in particolare di petrolio, indispensabili da un'area che garantisce circa il 15% del nostro fabbisogno nazionale. Con lo stesso spirito, mi ero anche recata in Algeria per rafforzare con il Presidente Tebboune la partnership strategica che lega le nostre Nazioni, e concordare con le autorità di Algeri l'aumento delle forniture di gas naturale verso l'Italia. E così farò recandomi, presto, anche in Azerbaigian, ma anche sostenendo lo sviluppo di risorse energetiche assieme ai partner del continente africano".
La riforma della Giustizia – "Rimane il rammarico – ha detto Meloni commentando l'esito del referendum – di aver perso un'occasione, a nostro avviso, storica di modernizzare l'Italia allineandola agli standard europei. Perché, colleghi, la riforma della giustizia rimane una necessità. E non sono io a dirlo, ma diversi esponenti della magistratura e della politica, compresi quelli che dopo aver preconizzato ogni possibile catastrofe, a sostegno delle ragioni del NO, il giorno successivo al voto hanno candidamente dichiarato che la giustizia ha bisogno di essere riformata. Che serve un cambio di passo, che la deriva correntizia è un problema, che lo strapotere di una parte della magistratura è un rischio reale". Da qui l'auspicio "che il cantiere di questa riforma non venga abbandonato, come probabilmente qualcuno si augura. Perché i problemi sul tappeto rimangono, e noi abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose, efficaci, possibilmente in un clima di collaborazione. Non certo contro la magistratura, come si è voluto raccontare, ma a favore di una magistratura libera dai condizionamenti politici e ideologici. E, aggiungo, a favore di una politica che commetterebbe un errore storico se, per ragioni tattiche, rinunciasse al proprio ruolo, che è quello di fare le leggi, modifiche costituzionali comprese".
Lavoro – "L'Italia – ha detto la premier – rimane ancora il fanalino di coda in Europa. Sostenere la crescita dell'occupazione femminile rimane la nostra priorità, per allineare l'Italia agli standard europei e recuperare un ritardo strutturale che pesa sulla nostra economia. Allo stesso modo, vogliamo continuare a concentrarci anche sulla qualità del lavoro, in particolare dei lavoratori più fragili. Molto ci siamo occupati dei salari, in questi anni, in ultimo con la detassazione degli aumenti contrattuali, ma è evidente che esistono ancora sacche di lavoro povero che occorre affrontare. Così, nel Consiglio dei Ministri che si terrà in vista della Festa dei Lavoratori, rispettando una tradizione che va avanti fin dal nostro insediamento, vareremo ulteriori regole per combattere il lavoro povero, rafforzando i diritti di quei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva. Un tema che è stato prioritario, per noi, fin dal giorno dell'insediamento, quello sul quale abbiamo speso la maggior parte delle poche risorse che avevamo a disposizione, insieme alla famiglia e alla sanità, è stato quello di rafforzare il potere d'acquisto dei cittadini, particolarmente i più fragili, e di alleggerire il carico fiscale soprattutto su chi lavora e produce.
Riforma fiscale – "Stiamo dando molto rapidamente attuazione alla riforma fiscale, che l'Italia aspettava da oltre mezzo secolo – ha affermato Meloni –. Sono 18 i decreti e 6 i testi unici approvati finora, e siamo in dirittura d'arrivo per definire il codice tributario, strumento che riordinerà definitivamente una materia per troppo tempo trascurata. Compatibilmente con il quadro della finanza pubblica, – ha aggiunto – continueremo a lavorare per ridurre il carico fiscale a cittadini, famiglie e imprese. Perché questo avevamo promesso, questo abbiamo fatto e questo continueremo a fare anche anche con la prossima legge di bilancio. Così come continueremo ad investire sul Sud".
ZES Unica – "Partendo dall'esperienza positiva della ZES unica del Mezzogiorno, che ha dato ottima prova di sé e che abbiamo già esteso a Umbria e Marche, – ha detto Meloni – intendiamo fare un ulteriore passo avanti. Stiamo infatti studiando le modalità tecniche per riprendere alcuni dei meccanismi, in particolare quelli di semplificazione della ZES Unica che si sono rivelati più efficaci, e applicarli a tutto il territorio nazionale. Perché semplificare, ridurre la burocrazia, ridurre i tempi delle autorizzazioni, in poche parole rendere la vita più facile a chi vuole investire, creando lavoro e sviluppo, è un passo avanti decisivo che non deve conoscere restrizioni territoriali".
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