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Lagarde avverte: rischi in aumento, la guerra pesa sull’economia

Economia
Lagarde avverte: rischi in aumento, la guerra pesa sull’economia
(Teleborsa) - La Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i tassi di interesse, mantenendo il tasso sui depositi al 2% e confermando un approccio prudente in un contesto di forte incertezza legata al conflitto tra Iran e Stati Uniti e ai suoi effetti sull’economia globale. L’istituto guidato da Christine Lagarde ha ribadito che continuerà a decidere "riunione per riunione", senza fornire indicazioni precise sul percorso futuro della politica monetaria.

Nel comunicato ufficiale, il Consiglio direttivo ha sottolineato come "i rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita si siano intensificati", evidenziando un equilibrio sempre più delicato. I dati più recenti mostrano infatti un’economia dell’area euro in rallentamento, con una crescita del PIL dello 0,1% nel primo trimestre, inferiore alle attese, mentre l’inflazione ha accelerato al 3% in aprile, trainata dall’aumento dei prezzi energetici.

Lagarde ha spiegato che "le prospettive economiche sono altamente incerte" e dipenderanno in larga misura dalla durata del conflitto in Medio Oriente, dal suo impatto sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento globali. Le informazioni disponibili indicano già un effetto negativo sull’attività economica: indagini e indicatori mostrano una crescita in rallentamento e un calo della fiducia di famiglie e imprese.

Nonostante le pressioni inflazionistiche, finora i dati non hanno convinto la BCE ad agire immediatamente. Tuttavia, i mercati restano orientati verso un possibile inasprimento della politica monetaria, prezzando fino a tre rialzi dei tassi entro la fine dell’anno.

Lo scenario resta fortemente condizionato dall’evoluzione del conflitto e, in particolare, dalle tensioni legate allo Stretto di Hormuz, che stanno spingendo i prezzi del petrolio verso livelli elevati. La BCE si trova così sospesa tra il rischio di inflazione persistente e quello di un indebolimento economico più marcato, in un contesto che potrebbe avvicinare l’area euro a una fase di stagflazione.
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